Nella leggenda della musica rock ci stanno artisti, band, chitarre, batterie, amplificatori, manager e studi di registrazione, ma ci sono anche locali che hanno un valore storico pari o superiore a chi ci ha suonato.
Pensiamo per esempio al Rainbow Theatre di Londra. Non c’è nessun amante del rock che non ne conosca l’esistenza. I “Live at the Rainbow” che abbiamo ascoltato si sprecano, sono in numero più o meno incalcolabile. Eppure il Rainbow non è più con noi da decenni, precisamente dal 1982, senza che questo abbia fatto mai tramontare la sua stella. E per noi che magari amiamo in particolare l’hard rock e il metal, Deep Purple, Rainbow e famiglia ci hanno suonato per non più di sette anni, la Nwobhm che lo ha praticamente chiamato “casa”, ha calcato questo palco per meno di tre anni. Eppure ha contato così tanto…
Che siamo dalle parti del mito quindi mi pare già assodato con queste poche note. E con una storia importante, per Londra e non solo per la musica.
Finsbury Park Astoria
Il Rainbow Theatre non si chiama così alla sua nascita e non prenderà questo nome per molto tempo. In origine è il Finsbury Park Astoria, nato nel 1930, ultimo di quattro Astoria costruiti dalla stessa compagnia (anche quello di Brixton, in seguito conosciuto come Brixton Academy, diventerà importante per la musica live) ed è un cinema, uno dei tanti che nascono nell’epoca d’oro delle pellicole (anche l’Hammersmith Odeon, altra cattedrale londinese del rock, in origine era un cinema della Gaumont), quando i film sono la grande novità e la principale attrazione serale della popolazione. Le folle che vogliono assistere alle immagini in movimento sono tali che si tratta sempre di spazi enormi e l’Astoria non viene meno a questa tendenza, con i suoi 4mila posti a sedere. Alla fine del 1930 la sala viene acquistata dalla Paramount. Come per gli altri spazi del genere, quello che diventa Finsbury Park Paramount Astoria, è predisposto anche per altri spettacoli oltre al cinema. E infatti il galà di apertura a fine 1930 ospita orchestra, musical, esibizioni di ogni tipo, oltre al primo film proiettato, “Condemned”, con Ronald Colman.
Nel 1939, dopo un decennio di lungometraggi e spettacoli musicali, la Paramount cede la sala alla catena Odeon, che ne manterrà il controllo a lungo e di fatto aprirà alla musica jazz e poi al rock.
Il primo rocker a calcare questo palco è, nel 1956, Tommy Steel & The Cavemen, pomposamente presentato come la risposta britannica a Elvis e per quanto acerbo e decisamente non all’altezza del king, segna un passaggio decisivo per un palco che da lì in avanti comincia a ospitare l’emergente rock e il già affermato jazz. A inizio anni sessanta arrivano Miles Davis, Count Basie, Sarah Vaughan, Dave Brubeck. Louis Armstrong, ancora giganti a confronto dei gruppi beat e rock locali in programma.

The Beatles Christmas Show
Ma poi arriva il 24 dicembre 1963 e sul palco del Finsbury Park Astoria si presentano i Beatles, per il Christmas Show che riproporranno fino all’11 gennaio. Per quanto ricordati anche per il furto della chitarra subito da Lennon (la sua preziosa Gibson Jl60F, usata per registrare “Please Please Me”) sono gli spettacoli che stravolgono tutto, come spesso accade con i Beatles. Dal 1964 infatti comincia ad arrivare il rock di prima categoria: Chuck Berry, gli Animals, Carl Perkins e il 5 settembre per la prima volta, i Rolling Stones.
Da qui in avanti è francamente impossibile elencare tutti quelli che passano all’Astoria di Finsbury Park. Vale forse la pena di ricordare la prima volta di Jimi Hendrix, con l’Experience, in apertura ai Walker Brothers in uno show che comprendeva anche Cat Stevens. Ed è questa la prima volta nota in cui Hendrix dà fuoco alla sua chitarra, sotto gli occhi di un esterrefatto Stevens: “Abbiamo sentito urlare che c’era fuoco sul palco e allora siamo corsi a vedere e c’era questo tizio in ginocchio che bruciava la sua chitarra. Ero pietrificato”.
La Fender Stratocaster bruciata in questo show (di sole cinque canzoni, finale ovviamente “Fire”), dove Hendrix si ustionò pure la mano e fu medicato all’ospedale, ritrovata in seguito in una rimessa, fu messa all’asta e venduta a un collezionista americano per 280mila sterline.
Ma non divaghiamo troppo. Nel 1970 il teatro viene ribattezzato “Odeon” Finsbury Park e nel 1971 chiude l’attività (già ridotta) come cinema, anche se continuerà in realtà a proiettare film soprattutto musicali tra cui “Pink Floyd Live At Pompei”, “Tommy” e altri.
Rainbow Theatre at last
La denominazione Odeon dura pochissimo, nel 1971 la sala viene acquistata dalla Sundancer e diventa sede esclusiva di concerti col nome, finalmente, di Rainbow Theatre, inaugurata il 4 novembre da The Who.
Nel novembre dello stesso anno il Rainbow organizza uno show benefico per pagare i debiti del Festival di Glastonbury (all’epoca solo alla seconda edizione). Partecipano Hawkwind, Traffic, Melanie, David Bowie, Joan Baez, Fairport Convention, vengono registrati e filmati e da qualche parte esiste un raro disco triplo di questo show.
E’ una stagione gloriosa, che vede a fine anno arrivare anche Frank Zappa e le Mothers e all’inizio del 1972 Yes, Mountain, Poco, Faces (e stiamo andando molto random); in febbraio 1972 i Pink Floyd presentano qui il loro show “Eclipse” da cui tireranno fuori “The Dark Side Of The Moon”; in marzo Al Stewart fa una specie di record con un concerto solista lungo tre ore. Sembra tutto bellissimo e invece alla metà di quello stesso mese il Rainbow chiude i battenti, annullando un programma che includeva già Alice Cooper, Allman Brothers, J. Geils Band.
Bastano pochi mesi e in maggio, con una nuova proprietà, Biffo, riapre inaugurato dai Deep Purple. Altra stagione gloriosa con Bowie, Mott The Hoople e soprattutto le prove e lo show anteprima di “Tommy” spettacolo teatrale con, fra gli altri, Rod Stewart, The Who, Ringo Starr, Peter Sellers, Steve Winwood e la London Symphony Orchestra; nonché il “Rainbow Concert” di Eric Clapton (1973) con Pete Townshend e altri amici a sostenerlo in un momento critico. E’ forse il live registrato al Rainbow più famoso di sempre.
Gestire una sala da concerti evidentemente non è facile perché nel marzo del 1975 il Rainbow chiude di nuovo, sotto il peso di 180mila sterline necessarie per la manutenzione.
Resta serrato fino a inizio del 1977, rilevato da una nuova compagnia, Hernweave, che inaugura coi Genesis.
La chiusura proprio nel 1976 impedisce al Rainbow di ospitare nella sua storia i Sex Pistols, che nel 1977 sono già prossimi all’implosione, mentre tutti gli altri eroi del punk, dai Clash (che diventano di casa) ai Damned, da Eddie And The Hot Rods agli Sham 69 passano ripetutamente da queste parti.
Da non dimenticare l’11 marzo 1977 la prima volta qui degli AC-DC, i Rainbow al Rainbow in novembre e soprattutto, lo show di fine anno, 31 dicembre, con The Ramones, Generation X, Rezillos.
I Sex Pistols, mai su questo palco, hanno comunque la loro rivincita perché qui a inizio 1978, mentre la band si disintegra nell’ultimo tour americano, vengono girate diverse scene di “The Great Rock’n’Roll Swindle”.

Arriva il metal prima dell’addio
Ed eccoci a noi, alla breve avventura come casa del British heavy metal. Il 1 aprile del 1980, in una quattro giorni di festival che comprende anche i Judas Priest, i Whitesnake e i Saxon, qui suonano per la prima volta gli Iron Maiden. Si trovano così bene che in ottobre tornano per filmare il video di “Women In Uniform”.
Il Rainbow in questo periodo comincia anche a ospitare qualche match di boxe e ad aprire alle band per le prove dei tour. I Led Zeppelin provano qui nel maggio 1980 prima delle loro ultime esibizioni. Poi tocca ai Jam, ai Saxon, agli Yes, Ultravox, Dire Straits, gli Who (nel gennaio 1981).
Intanto ovviamente la musica cambia e sul palco del Rainbow irrompono la New Wave con i Bow Wow Wow, Boomtown Rats, Depeche Mode, e lo ska, con i Madness e gli Specials, che tengono qui un concerto benefico contro la disoccupazione.
Tutti questi concerti e anche la messa a disposizione del teatro per le prove dei tour, non bastano comunque per far quadrare i bilanci e a gennaio del 1982, dopo le prove degli Ufo, ultimi su questo palco, il Rainbow è costretto alla chiusura. L’ultima delle varie concessionarie che si sono succedute, la Strutworth, mette in vendita la sua licenza a causa dei lavori costosissimi richiesti dalla proprietà dell’edificio, che alza anche l’imposta per le esibizioni musicali da 500 a 6mila sterline l’anno.
Si poteva pensare all’ennesima chiusura con cambio gestione, invece stavolta è definitiva. In dicembre 1982 la punk band Crass occupa il teatro e annuncia un concerto per il 18, ma viene sgomberata dalle autorità. I battenti del Rainbow si chiudono per sempre.

Oggi è una chiesa
Da allora il Rainbow, che è stato dichiarato edificio “grade II” nel 1974 (come anche l’Hammersmith Odeon) e quindi deve essere preservato nelle sue caratteristiche e non può essere abbattuto, è stato utilizzato ancora da gruppi musicali per prove e per girare video.
Poi nel 1995 è stato acquistato dalla Universal Church of the Kingdom of God, una chiesa che ne ha curato un meticoloso e splendido restauro. Oggi la chiesa ne detiene ancora la proprietà e lo usa per le sue attività, ma lo mantiene aperto anche ai visitatori, quelli che ne vogliono apprezzare le caratteristiche architettoniche (nel 1930 era già stato concepito come edificio di lusso e di alto valore estetico) ma anche, ci scommettiamo, tutti coloro che in questa platea, guardando verso il palco, hanno sognato e gioito per tutta quella musica.
Live At The Rainbow
Non si conta, se consideriamo anche i bootleg, il numero di live registrati al Rainbow, interamente o parzialmente. Limitiamoci quindi a quelli più famosi e ufficiali.
E’ registrato parzialmente al Rainbow “It’s Too Late To Stop Now”, lo spettacolare live di Van Morrison; “Jam Live At The Rainbow” era un celebre bootleg ma poi è stato allegato in versione ufficiale alla raccolta “Jam At The BBC”; parzialmente registrato qui “Waiting For Columbus” dei Little Feat; idem per “Yessongs”, per “Live Convention” dei Fairport Convention, per “Live At Last” dei Black Sabbath. C’è anche un triplo di Frank Zappa and the Mothers Of Invention del 1971, uscito ufficialmente.
Particolare il discorso sul live degli Iron Maiden, di casa al Rainbow negli anni della loro affermazione. Registrarono qui il loro primo video in concerto il 21 dicembre 1980. Contiene la primissima versione di “Killers”; Paul Di’Anno aveva scritto il testo cinque minuti prima in camerino. Ci furono problemi di video, troppo buio, e di audio che saltò, costringendo la band a registrare nuovamente “Phantom Of The Opera” e “Iron Maiden” a fine show, chiedendo al pubblico di restare ancora. Lo fecero uscire su VHS insoddisfatti del risultato, poi nel DVD “The Early Days” del 2004, con migliori mezzi a disposizione, hanno rimesso mano al nastro e ripubblicato il live con risultati ben diversi.
Imperdibilissimi e registrati interamente al Rainbow Theatre sono il già citato “Rainbow Concert” di Eric Clapton nel 1973; “It’s Alive” dei Ramones, che riporta lo show del 31 dicembre 1977; “Hanx” degli Stiff Little Fingers.

Su pellicola
Il Rainbow Theatre ha ospitato anche la realizzazione di diversi film.
Qui vennero girate alcune scene di “Assassinio sull’Orient Express”, di “Yanks” con Richard Gere, di “Breaking Glass”, storia di una cantante punk con Hazel O’ Connor; di “Scandalous” diretto da Rob Cohen; per ultimo di “Hardware”, del 1990, girato parzialmente qui a teatro già chiuso. Film fantascientifico che include i cameo di Lemmy, Iggy Pop e Carl Mcoy dei Fields Of The Nephilm. Quando c’è di mezzo il Rainbow la musica c’entra sempre.
Di ambito più chiaramente musicale altre due pellicole girate qui, “The Great Rock’n’Roll Swindle” dei Sex Pistols e “Slade In Flame” degli Slade.