Nato come progetto solista di A.S.A. (bassista dei francesi Alkhemia e prima con gli Azziard), “Paths To Deliverance” si è gradualmente trasformato in una nuova esperienza di gruppo, che ha coinvolto musicisti provenienti dalle band già frequentate dal leader, più altre come Nydvind e Cave Growl. E’ un progetto black metal senza riserve, di quella parte del black metal che riflette e ragiona sui temi gotici e oscuri fino a diventarne un’espressione, oseremmo dire, intellettuale.
Musicalmente è un disco molto vario per quello che si può chiedere al black metal, sia nei ritmi che nelle atmosfere. Black metal avanguardista schizofrenico, come viene definito nella presentazione, è decisamente la descrizione giusta per questa proposta che davvero non manca di stimoli.
Il suono dà un senso di grande profondità, quasi come uscisse da un baratro e si passa da momenti quasi cadenzati (“Resonances”) a sfuriate incontenibili come nella prima parte di “Solitude” o in “The Storm”. Il cantato affianca growl malevoli e voci solenni. Le chitarre non si limitano a riempire interamente il suono (alla Wolves In The Throne Room dei primordi) ma inseriscono variazioni stimolanti e a volte dissonanti, perfino qualche assolo non distante dal metal classico. Ogni pezzo vede cambiare più volte direzione e ritmo (c’è perfino una parte di arpeggio acustico in “The Storm”) all’interno dei cinque, sei, otto minuti che rappresentano la durata media (tranne due episodi sotto i quattro).

Se l’ispirazione musicale viene da gruppi black metal noti a chi segue il settore (tra cui possiamo citare i Marduk come i più noti) è anche importante la dichiarata ispirazione letteraria dei pezzi proposti, che va da H.P. Lovecraft a Edgar Allan Poe, così come dalle teorie psicologiche di Carl Jung al libro tibetano dei morti. Riferimenti importanti da sottolineare, sia perché danno una idea generale del lavoro concettuale che sta dietro questi pezzi solo apparentemente violenti senza riserva, sia perché tali influenze a ben vedere e ascoltare emergono abbastanza chiaramente all’interno della musica proposta, anche senza bisogno di intendere i versi spesso sommersi dal maelstrom sonoro. Il misticismo e gli aspetti meno splatter della letteratura horror sono l’ambiente concettuale esplorato da “Ten”.
E se tutto questo vi sembra troppo, alzate solo il volume, fate pulsare il sangue al ritmo di questa doppia cassa indiavolata e fate headbangin’ come non ci fosse un domani (che forse neanche c’è…)!