Il piacere di presentare ai lettori di Back In Rock il nuovo album di una band straordinaria come i francesi Northwinds è mitigato dal fatto che, purtroppo, questo sarà certamente l’ultimo capitolo discografico sotto questo nome.
Infatti, Sylvian Auvé, fondatore, batterista, cantante, autore e compositore della band, colui che l’ha traghettata attraverso la sua storia fin dal suo embrione nel 1990, è prematuramente mancato nel 2018.
Il legame con la Black Widow Records ha fatto sì che potesse vedere la luce “Circles (demos e merveilles)”, quello che avrebbe dovuto essere il nuovo album, costretto a restare nel cassetto a seguito della dipartita di Auvé.
L’opera era già composta, per cui è stato possibile pubblicarla poiché i brani in formato “demo” erano registrati in modo più che soddisfacente.
Nonostante questo, l’album va a completare da par suo una discografia di livello elevatissimo, confermando il gruppo transalpino come uno dei più fulgidi esempi di commistione tra prog e doom, senza dimenticare gli elementi folk.
Come già espresso per Il Segno Del Comando, anche i Northwinds hanno in dote una trasversalità grazie alla quale potrebbero tranquillamente esibirsi in un evento metal o doom, piuttosto che in uno progressive.
L’inizio è all’insegna della musica del destino, ma non potrebbe essere altrimenti per un brano che si intitola “Talk to the dead”: i riff sulfurei, la profondità garantita dall’organo, la voce salmodiante alla Ozzy, gli splendidi interventi della solista e alcuni stacchi dirompenti sono gli ingredienti adatti per “parlare con il morto”.
I successivi dieci minuti della title track, invece, si susseguono con andamento rilassato e fluttuante, abbeverandosi di melodie lisergiche da cui emergono spunti di flauto e chitarra, nonché alternandosi a momenti in crescendo, quasi a ricordare che gli Iron Maiden hanno fatto scuola anche con “Remember Tomorrow” e “Strange world”.
“Images of the goat” si esprime in lingua doom, ma non cessa mai di cercare momenti di apertura che si traducono in sinfonismi di tastiere, prima di una conclusione inquietante.
Un cantato drammatico e solenne, accompagnato da un riff pesante, dà il via a “Secrets of time and space”, per poi aumentare in maestosità grazie all’Hammond e ai cambi di tempo che fanno emergere in maniera preponderante l’anima progressiva.
Negli oltre otto minuti di “Night of the ritual”, l’amore per Saint Vitus e The Obsessed si coniuga con elementi sinfonici e un assolo ispirato, arricchendo il brano di pathos.
La polivalenza dei Northwinds è testimoniata anche dalla splendida “”Lord of stones”, dove il flauto e suoni più rarefatti caratterizzano un brano che ricorda gli inglesi Omega, paladini del versante prog della nwobhm e autori di un unico grande album, “The Prophet”.
Per concludere un ottimo lavoro, la band opta per omaggiare i Black Sabbath, padri fondatori del doom, e lo fanno in maniera sorprendente, scegliendo “Peace of mind”, brano tratto da “13”, ultima loro opera in studio (ad oggi).
Il destino ha voluto che i Northwinds dovessero chiudere la loro carriera con “Circles”, per cui rimarranno i rimpianti, ma anche grandi canzoni.

Band:
Sylvain Auvé – batteria e voce
Thomas Bastide – chitarre
Thomas Boivin – basso
Pierre Champy – flauti
Emmanuel Peyraud – tastiere
Tracks:
- Talk to the dead
- Circles
- Images of the goat
- Secret of time and space
- Night of the ritual
- Lord of stones
- Piece of mind (Black Sabbath cover)