Questo era uno strano e forse coraggioso progetto. Quello di rifare i pezzi degli Slayer in chiave stoner, rallentando i bpm, riarrangiando la musica e rendendo il tutto particolarmente evocativo grazie alla voce non scontata di Amy Tung Barrysmith (Year Of The Cobra). Solo che il gioco, cominciato insieme a Bob Balch (Fu Manchu) alle chitarre, ed Esben Willems (Monolord) alla batteria, è durato un album e un po’. Come racconta lo stesso Balch, nel cercare di replicare in questa veste l’ep degli Slayer “Haunting The Chapel” “Abbiamo cominciato con Chemical Warfare, poi con Haunting The Chapel, ma arrivati a Captor of Sin ci siamo accorti che il pezzo proprio non ne voleva sapere di essere rallentato. Così ci siamo messi a scrivere canzoni nostre e sono contento che lo abbiamo fatto. Il risultato è Rage And Ruin, due pezzi degli Slayer chiusi a libro dentro le nuove canzoni degli Slower”.

E parliamo del risultato: intanto visto che “Chemical Warfare” dura più di dieci minuti, possiamo dire che comunque più o meno la metà di questo disco, fatto in totale di sei pezzi, è ancora di marca Slayer. Poi che la musica originale degli Slower è parecchio diversa da quella della band che in origine era oggetto della loro attenzione, anche in forma rallentata. Uno stoner piuttosto lento, vicino al doom, più di atmosfera (per quanto inquietante) che aggressivo, più cadenzato che prodigo di momenti di esplosione sonora. Uno stoner a cui magari abbandonarsi, di certo non fatto per scuotere la testa, almeno in questa veste di studio, chissà che la resa dal vivo non cambi le carte in tavola. Di certo il valore aggiunto è la voce di Amy che rende il tutto carico di una sorta di mistero e straniamento. In attesa di vedere se la strada futura degli Slower andrà di nuovo in direzione Slayer o proseguirà sui brani originali, ci lasciano un disco che alimenta l’attesa e la voglia di saperne di più.