Mirco “Defox” Galliazzo, muove i primi passi ad inizio anni ’80 formando gli Axe Hero. E’ l’inizio di un’avventura travolgente, fatta di musica, passione e sudore. Oggi, dopo quasi mezzo secolo, e dopo aver attraversato mille avventure ed esperienze: gruppi vari, organizzazione di eventi, un’etichetta discografica, un’associazione artistica, siti, blog, promozioni e molto altro ancora, la passione è la medesima. Ci racconta la sua storia in questa intervista esclusiva per BackInRock.

Come sono nati gli Axe Hero, in un paesino in provincia di Vicenza nei primi anni ’80? In una situazione così lontana dalla scena metal britannica a cui si guardava un po’ tutti al tempo.

Caro Gianni sul finire degli anni 70 la mia famiglia si trasferì da Verona a Lonigo, un comune in provincia di Vicenza con circa 15 mila abitanti. Non fu difficile per me e i miei fratelli Davide e Remi ambientarci in quell’ambiente così diverso dalla città. La passione per il calcio e la musica fece da collante con i ragazzini che trovammo nel paese, senza però dimenticare la vecchia banda della zona Stadio di Verona che veniva a trovarci in treno. Si formò una compagnia di amici perlopiù studenti delle medie e delle superiori, ci si incontrava al parco Ippodromo oppure in piazza 25 aprile presso il bar “Tropical”. Cominciammo a parlare di Rock, a scambiarci dischi, cassette e quant’altro potesse avere sonorità affini all’Heavy Metal, un genere che io scoprii grazie a riviste come Ciao 2001, Music e Boy Music e in seguito Rockerilla che iniziavano ad accorgersi del fermento che stava nascendo in Italia, dedicando diversi articoli al fenomeno HM. Ben presto mi venne l’idea di formare una band musicale con l’intento di emulare quei cappelloni e urlatori che nel giro di un paio d’anni mi avevano stregato! Gente come Ozzy, Ronnie James Dio, Paul Di Anno, Bruce Dickinson e Biff Byford mi erano entrati nel cervello e nell’anima! Con mio fratello Davide si decise che io sarei stato il frontman e cantante e lui si sarebbe cimentato con la batteria. In poco tempo trovammo Paolo “Blondie” Gidoni che si propose alle tastiere e Fabio Pico Picottin al basso. Rimaneva sguarnito il posto del chitarrista! Proposi il nome di Axe Hero che venne subito approvato. Per un po’ di tempo in assenza di un chitarrista di ruolo per ricreare un sound energico che potesse avvicinarsi all’H.M. provammo a collegare alla tastiera un effetto distorsore per chitarra ma nulla da fare! Dopo vari tentativi con Paul Blondie alla chitarra trovammo Davide Moby Laperni che dalla vicina Locara (in provincia di Verona) aveva sentito già parlare di noi, l’eco di una band metal si era sparso tra i ragazzi e si era propagato anche nei comuni limitrofi. Di seguito il clamore tra i ragazzi fu tale che oltre alle nascenti fanzine e qualche articolo sui quotidiani, L’Arena di Verona e il Giornale di Vicenza, diverse stazioni radiofoniche venete, tra le quali Radio San Bonifacio, Radio Stella, Radio Gambellara, Tele Radio Veneta, Radio Fantasy ci invitarono ad inviare la nostra musica, le nostre cassette ed il successo tra i giovanissimi ascoltatori ci frutto degli inviti a suonare anche dal vivo. Da quì in poi registrammo altre canzoni e altrettante demo tape che ci portarono grandi soddisfazioni con i media dell’epoca, in qualche maniera riuscimmo ad abbattere il muro dell’indifferenza che circondava il territorio non solo leoniceno!! . Sul finire del 1986 dopo avventure e peripezie cambiammo nome in X-HERO e le sonorità assunsero connotati vicini al Class Metal, genere certamente più melodico e ad ampio respiro, per una platea più ampia.

Gli X-Hero nel 1988, in piena epoca glam, con un album in uscita!

Con che speranze e ambizioni siete entrati in uno studio professionale a Roma? Come siete arrivati a firmare un contratto vero? E cosa vi ha insegnato quell’esperienza?

E’ stata una bella esperienza, formativa sotto tutti i punti di vista, mi ha fatto crescere. L’etichetta Fly by Night visto i consensi e la buona vendita del primo album, che ha avuto ben due ristampe, ci propose di registrare il secondo lavoro a Roma. Il contratto che firmammo era terribilmente impegnativo ci vincolava in ogni movimento legandoci per molti anni. In ogni caso, cambiato line-up con nuovi musicisti (Paolo Tosato alla chitarra ed Eros “The Alien” Mazzon al basso) accettammo senza pensarci troppo. Mentre registravamo abbiamo conosciuto personaggi della musica e tv italiana. Infatti lo studio era di proprietà di Paul Mazzolini in arte Gazebo (la sua hit più famosa “I Like Chopin”) e durante la session di registrazione c’èra un via vai di celebrità e starlet, anche Carlo Verdone che è passato per salutare Richard Benson, che all’epoca fungeva come “curatore” dei suoni delle chitarre! Ti devo dire che Richard è stato grandioso, cordiale e professionale, all’epoca non era una macchietta come purtroppo poi è diventato. Ha creato per noi dei suoni strepitosi e anche Paul Gazebo è stato veramente collaborativo. In quel periodo a causa di una forte indisposizione con raucedine io ero sotto stress e non riuscivo a cantare e quindi la mia perfomance non mi soddisfava. Il produttore Eduardo voleva tenere certi take del cantato che a me non piacevano e così siamo andati in contrasto e quando sono sceso a Roma per la seconda volta è successo il “patatrac”. Ulteriori ritardi e un forte litigio in studio hanno messo fine al progetto di collaborazione con la Fly By Night. Una tape delle registrazioni è comunque in mio possesso e potrebbe vedere la luce molto presto!

Gli Axe Hero in un recente concerto (Foto di Nora Coppo “Poison Snake”)

Soddisfazioni e delusioni più significative del percorso con gli Axe Hero/X-Hero?

La mia più grande soddisfazione è quella di aver raggiunto con le nostre forze, perseveranza, carattere e attitudine, dei traguardi prestigiosi come scrivere e cantare canzoni, realizzare un album e vederlo distribuito nel mondo, pubblicato in vinile, Compact Disc e in formato audio cassetta, ottenere consensi e recensioni positive da ogni latitudine, suonare con artisti e band prestigiose come i Saxon, essere ricordato come tra i pionieri del genere Heavy Metal in italia … che altro dire? Se non che tutto ciò mi riempie d’orgoglio? Si è gratificante e questa avventura mi ha regalato tanto. Conta che comunque io sono ancora in action e quindi ho ancora intenzione di fare molto per la musica. Oggi devo ringraziare anche i musicisti che da anni mi sopportano, David Johansen, Dave Moby Laperni, Paul Blondie Gidoni e Dave Ian Valle.

Ci racconti poi le altre strade artistiche che hai intrapreso e che traguardi hai raggiunto? I siti, l’etichetta discografica, l’associazione, la cura della promozione, etc…

La mia vita è una avventura! Immerso nell’arte e nella musica proteso a creare ed inventare. Sono sempre stato curioso e istintivo, amo le idee non convenzionali. Con la mia Associazione culturale Artisti No Limits (già il nome e è tutto un programma) ho inventato un Creative lab dove le idee e una certa visionarietà, senza limitazioni si sono tramutati in realtà. Produzione, management, direzione, distribuzione, organizzazione, comunicazione, community, Network/fare rete, promozione, service, web development, graphic, design.

Sono soddisfatto del risultato ottenuto in oltre vent’anni di Mission in nome della creatività. Adesso mi sto concentrando su altro, sto sperimentando nuove forme di espressione, arte a briglia sciolta, concept, elaborazioni tra l’arte moderna, la letteratura, il fumetto e la musica. Inoltre la passione per gli oggetti unici e rari mi sta portando ad esplorare il mondo del vintage e del commercio di manifattura e feticci iconici del passato.

La grinta di Mirko sul palco (2019, foto di Katia Paravati)

Oltre alla musica suonata ti sei dedicato anche all’organizzazione di eventi, ci dici qualcosa in più di queste tue attività?

Si come dicevo prima ho creato, vari format eventi a tema, e tu ne sei stato partecipe, come il Festival dedicato al metal rock italiano “80’Italian Metal Legion” che ha riportato on stage band e artisti che erano finiti nell’oblio del tempo. Il format e festival Area Sismica, Il VenetoRock Festival, il Roarrr Rock Festival e varie rassegne come Artisti No Limits Countdown oltre a format multidimediale come “Olympia Musica”, musica e sport dedicato ai giochi olimpici e “Faakcoronavirus” dove gli artisti mondiali hanno espresso la loro volontà di rivalsa ad una crisi epocale che ci ha cambiato ogni prospettiva sul mondo. In ogni caso eventi e idee con in primis la mission di sviluppare, promuovere e rendere coesa una scena musicale underground scevra di opportunità e occasione di crescita.

Secondo te cosa è cambiato negli ultimi dieci anni rispetto agli anni ’80/’90 nella musica? Perché la passione è scemata così tanto? Nel senso che tutti ascoltano, ma senza cuore, quasi come fosse un sottofondo. Pensi che sia il digitale, il fatto che nessuno paghi la musica e quindi non le viene dato valore? Ma c’è anche altro credo…

I tempi sono cambiati, l’avvento della tecnologia e comunicazione, il consumismo sfrenato hanno dato al mercato discografico una svolta epocale irreversibile. Oggi i fruitori della musica hanno perso il supporto fisico (controproducente nell’era del web) tutto scorre più veloce. Quello che ami ascoltare lo trovi facilmente e in pochi secondi attraverso lo smartphone. Dal punto di vista emozionale, la parte sensoriale si è anestetizzata, non più il profumo del packaging, non più il tatto sull’oggetto, non più un artwork da contemplare, ma sterilità assoluta. Il mercato è inflazionato da ogni genere di musica, tutte le label e artisti sgomitano per farsi spazio e i guadagni dallo streaming sono talmente esigui da rasentare la bancarotta. Non a caso le grandi band e le star sono costrette più che mai ad intraprendere lunghi tour dal vivo. Quali sono le soluzioni per rendere un mercato meno asfittico? La risposta è: Ci sto ancora pensando!

Quanto pensi che abbia inciso il fattore nostalgia? Nel senso che i “vecchi” appassionati pensano solo ai loro idoli di gioventù, ignorando le nuove proposte e quindi le nuove proposte rock faticano a trovare spazio. E che cosa si potrebbe fare secondo te per migliorare la situazione in generale? Si tratta solo di una rivoluzione culturale o semplicemente la musica oggi non interessa più come una volta, perché i giovani sono distolti da tante altre attività?

E’ una domanda che richiede una risposta troppo complessa! Prima di tutto c’è il business, i money e quindi come prima anche oggi le band emergenti oppure di nicchia faticano ad emergere, ad imporsi efficacemente sul mercato. Inoltre come detto in precedenza sono cambiati i tempi, il “sentire la musica”, la fruizione, la percezione multisensoriale. I media, il sistema attraverso gli algoritmi prima e l’intelligenza artificiale oggi, hanno una panoramica perfettamente attendibile sui gusti e sulle preferenza dell’intera società. Cosa ci fa capire? Che ogni successo commerciale oggi è dettato da progetti pianificati e calcolati al millesimo atti a raggiungere gli incassi calcolati e certi. Il messaggio per nulla subliminale ma ora esplicito per le nuove generazione è quello di (S)naturalizzarsi, di inseguire l’effimero, accogliere i cambiamenti come inevitabili e anzi come un progresso. Nella musica mainstream stanno sparendo gli strumenti analogici e nella maggior parte dei successi commerciali del momento non ci sono più le registrazioni di suoni originali di batteria, basso e tastiere (inteso come organi, pianoforte ecc.), nemmeno le chitarre copia e incolla sono genuine! I cantanti stanno scomparendo e al loro posto ci sono dei talker che parlano a ritmo, sovente con effetti tecnici (autotune) invasivi e a mio modo di pensare, devastanti. Non credo che si potrà tornare indietro, per noi la musica è emozione, è vita vissuta ma qui si tratta di un cambio non generazionale ma sociale indotto dove i valori fondamentali dell’esistenza sono in via di annichilimento. Da parte mia terrò sempre alta la bandiera del Rock senza lesinare sudore ed impegno, non mi piegherò al sistema! Open your mind!!

Gli Axe Hero nel 2024: back to the future!!

Biografia MIRCO GALLIAZZO (Mirko DeFox)

Conosciuto per aver dato vita nei primi anni 80 come autore, poeta, frontman e cantante ad una delle prime band in Italia del movimento musicale Heavy Metal Rock chiamata AXE HERO e in seguito X-HERO.
Negli anni ha costituito altri progetti artistico musicali vedi i Manitoba con i loro hard blues rock, i Frenetica e il rock Italiano, i BlondieFox e il prog alternative, i FHG Father Hollow Graham fautori di uno sperimentale prog elettronico e non ultimo i PC-Newton con sonorità space synth progressive.
Per perseguire uno scopo comune finalizzato allo sviluppo di forme artistiche è stato tra i membri fondatori a Padova nel 1993 della prima Associazione Culturale chiamata Il Club degli Artisti e successivamente nel 2003 a Lonigo (Vicenza), fonda e costituisce l’associazione culturale chiamata ARTISTI NO LIMITS, dove ricoprendo il ruolo di presidente, persegue valori universali promuovendo l’arte, la cultura, la musica, la libertà di espressione, la comunicazione, i media nel web e non ultimo aggregazione sociale.

Mirco ha operato professionalmente come art director in alcune delle più importanti case discografiche editoriali del nord est quali A.M.Song & Music ed Emmeciesse Music Publishing.

Attualmente sempre attraverso forme associative si occupa di editoria musicale, con competenza riguardo le normative che tutelano il diritto d’autore e le performance dal vivo, opera inoltre nel settore discografico come Executive Producer per DeFox Records e Nerocromo Music con oltre 10mila brani musicali immessi sul mercato.

Pioniere nel web fin dai primi anni 90 come e-writer e blogger con i portali enciclopedici come Rockitaly e Strillostrano ricopre il ruolo di mastermind e dirige un esteso network on line multilingue che propone comunicazione non convenzionale (DvlGator Bureau, Italy Media1) composto da blog – maga – zine digitali tra le quali Best Magazine, Best Star Magazine, Musica Follia, Italy Eventi, Best Musica Magazine, Eurockerz, TrilloGenesi, VenetoRock oltre a pagine, gruppi social e comunità virtuali tra i quali per quanto riguarda la musica: “Progressive Rock Community” e altri con un totale di oltre 95mila membri iscritti, per il collezionismo: “Collezionismo Italiano” con oltre 38mila iscritti, per i progetti di utilità e sostenibilità: “Te lo regalo” con oltre 52mila iscritti.

Ideatore e organizzatore di eventi come il Festival dedicato alle band storiche del metal rock italiano “80’s Italian Metal Legion” quello per promuovere i gruppi emergenti del TriVeneto “VenetoRock Festival”, la rassegna “Artisti No Limits Countdown”, la mostra itinerante “Collezionando” e “Collezioni-amo” dedicate al collezionismo di oggettistica e manifattura iconica e vintage.

Con una forte propensione e attitudine Mirco guida un Laboratorio Creativo no-profit con il quale ha lanciato progetti innovativi a carattere sportivo, culturale, artistico, creativo e comunicativo, con attività di promozione e sviluppo del web che si estendono oltre il territorio nazionale, vedi il progetto editoriale “Faakcoronavirus” che ha coinvolto nomi prestigiosi dello star system internazionale, i format multimediali come “Area Sismica”, “Olympia Musica”, “Playlist Radio Network” e “StellaClone Design” un laboratorio specializzato nella creazione di copertine per dischi, prodotti musicali, letterari ed editoriali.

Da diversi anni è promotore di iniziative come Antiquario Moderno e Rare Vinyl Center volte a favorire eco-sostenibilità e zero spreco, etica del riutilizzo per ridurre l’impatto ambientale. L’economia dell’usato è senz’altro una delle opzioni che meglio rappresentano l’economia circolare: gli oggetti vengono riciclati, riutilizzati, tornando spesso a nuova vita.

Nel 2023 ha istituito l’Archivio Nazionale della Musica Rock Italiana con l’obiettivo di salvare e preservare, creare un archivio di dati e manifatture che possa documentare prevalentemente le autoproduzione di gruppi e artisti emergenti o pseudo tali che sono stati distribuiti a livello dimostrativo e promozionale nei formati in audiocassetta (demo tape), vinile e CD, a partire dall’inizio degli anni 80 fino ai nostri giorni.

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