I californiani Sacri Monti hanno adottato un nome imponente, direttamente proporzionale al loro hard rock settantiano, in cui convergono da un lato affascinanti affreschi progressivi e dall’altro intensi effluvi psichedelici che talvolta rasentano percorsi cosmici.

Nascono nel 2014, esordendo l’anno successivo per la Tee Pee Records con l’album omonimo e confermando le ottime impressioni iniziali con il secondo “Waiting Room For The Magic Hour” (2019).

Superato il periodo Covid, hanno ripreso l’attività live, immortalata con “Live At Sonic Whip MMXXII”, esibizione del 2022 edita l’anno successivo in vinile, mentre adesso è la volta del nuovo “Retrieval” che, non solo suggella le doti della band, ma anche la qualità delle produzioni Tee Pee Records in ambito heavy psych.

Il quintetto tocca livelli elevati, nonostante solo due membri abbiano background significativi: il bassista Anthony Meier ha militato nei grandi Radio Moscow, mentre il chitarrista Dylan Donovan ha fatto parte dei compagni di etichetta Pharlee.

Soltanto sei brani per una durata complessiva inferiore ai 40 minuti, giustificata dal fatto di voler privilegiare il suono della stampa in vinile.

Parafrasando Che Guevara, si può dire che i Sacri Monti sanno esser duri senza mai perdere la tenerezza; questo perché, nonostante la rocciosità del sound, rimane sempre presente l’idea melodica che evidenzia la capacità di scrivere canzoni.

Stupenda la cavalcata iniziale “Maelstrom”, impetuosa e travolgente, in cui vorticosi giri chitarristici, sorretti dall’organo e da ritmiche furiose, sorreggono la voce osbourniana di Brenden Dellar.

Con “Desirable sequel” i suoni si fanno più lisergici e dilatati, mentre le melodie vocali colorano di grazia un brano che non lesina mai energia, offrendo una seconda parte in costante crescendo.

“Intermediate death” conferma ancora la loro anarchia dagli schemi, attraverso un inizio ruspante che lascia spazio a tappeti d’organo su cui poi vanno a innestarsi cambi di tempo progressivi e, al contempo, psichedelici, sorretti sempre da una sezione ritmica di prim’ordine.

La potenza a base di hammond e chitarre introduce “Brackish/Honeycomb” che prosegue alternando fraseggi di impatto hard rock ad altri più ariosi, da cui emergono influenze provenienti da Deep Purple, Uriah Heep, ma anche dai gloriosi Bloodrock.

La breve “Moon canyon” gioca su suoni onirici e lisergici, dove chitarre acustiche e mellotron regalano sensazioni atte a introdurre i favolosi dieci minuti di “More than I”, un condensato di tutte le caratteristiche sonore che appartengono alla band, dimostrandone ancor più il talento che, lasciato libero di esprimersi al di fuori di qualsiasi costrizione, conduce l’ascoltatore in altre dimensioni.

Sacri Monti, una tappa obbligata per chi ama seguire i sentieri dell’hard prog psichedelico di matrice settantiana.

Band:

Brenden Dellar – chitarra e voce

Dylan Donovan – chitarra

Anthony Meier – basso e mellotron

Thomas DiBenedetto – batteria, percussioni, Rhodes e voce

Evan Wenskay – organo, synth e mellotron