Ha senso una riedizione (speciale, in vinile per la prima volta) di “Fever In The Funk House” dei Julie’s Haircut? Cazzo, se ce l’ha! Tanti di voi, ma diciamo pure di noi, non si rendono neanche conto di quanta influenza ha avuto il percorso della band di Sassuolo sulla musica indipendente, rock, alternativa del nostro paese e anche oltre confine. Siamo dei provinciali, ammettiamolo. I Julie’s da anni vanno a suonare in giro per l’Europa, si sono esibiti allo storico Cavern Club di Liverpool e in Germania, dovunque vengono recensiti negli spazi dedicati al rock di prima categoria e qui li mettiamo ancora nelle colonnine dedicate all’indie. Beh sappiate che nel 1999, quindi ben 25 anni fa, quando noi ci lambiccavamo coi Red Hot Chili Peppers o magari con Britney Spears vestita da scolaretta, loro per la mitica etichetta Gamma Pop, sfornavano già una roba come questa, che ha dentro tutto, i Pavement (primo amore) e i Radiohead, la musica black e il punk, le Riot Grrrls e la Blaxploitation, il grunge e i Ramones. Riuscendo a dare a tutto questo non solo una forma compiuta, ma una forma canzone entusiasmante per melodia e per idee strumentali.

Avrebbero fatto anche di meglio (io adoro “Adult Situations”, per esempio), trovando una loro dimensione nella psichedelia elettrica, flirtando spesso e con decine di produzioni, con l’elettronica, restando sempre sulla cresta dell’onda delle tendenze musicali emergenti, grazie ad ascolti onnivori e alla capacità di inserirne l’essenza nella loro musica. Ma tutto è partito da qui, da “Fever In The Funk House”, rivoluzionario in tutto, a partire della copertina iconica (per una volta spendo questa orribile parola non gratuitamente). Magari il long playing con copertina doppia, con due dischi rosso e blu a 45 giri per la massima resa sonora, più memorabilia vari e un saggio sull’importanza del disco, per alcuni di voi è troppo. Ma procuratevi almeno una copia del cd semplice, oppure cercate su Bandcamp. Realizzerete che tutte le cose che pensavate di aver scoperto nel rock degli anni duemila, in realtà erano già qui dentro.

I Julie’s Harcuit oggi (più o meno!).