Le strade del blues, tra leggendari crocicchi, polverose route e umidi bayou, ci portano nella vecchia Europa, precisamente in Grecia dove da almeno un decennio è attiva la Daddy’s Work Blues Band, già sul mercato nel 2022 con il primo lavoro intitolato “First”. La band unisce le forze con Giotis Kyttaris, personaggio tutto da scoprire essendo al contempo tatuatore, musicista ambulante per molti anni perso nelle strade europee e americane, cantante e chitarrista influenzato da Muddy Waters, Howlin’ Wolf e John Lee Hooker ed artigiano costruttore di Cigar Box (leggendaria chitarra costruita con scatole di sigari dai braccianti afroamericani nel Dealta del Mississippi). “Blues Machine” promette e mantiene le aspettative: nato nelle paludi del delta, in viaggio nella torrida calura del Texas, il sound è un tributo al blues, alle sue leggende e alla sua immortalità.
I brani si susseguono tra qualche arrangiamento più moderno, ma è la tradizione che la fa da padrona con i nostri che nelle paludi sembrano esserci nati per davvero. La band e Kyttaris si sono incontrati molte volte sul palco e la decisione di collaborare è stata spontanea, con il materiale praticamente pronto (tutto farina del sacco di Kyttaris). Seguire l’evoluzione del disco è resa facile dal grande talento dei nostri, che non rinunciano ad un appeal altissimo, tanto da consigliare l’ascolto anche a chi non è abituale ascoltatore del padre di tutti i generi.
Difficile menzionare un brano rispetto ad un altro, certo che “Danger (You Mean)”, “Baby’s Got The Train” e la fenomenale slide di “Barrio” sono buone scuse per fare vostro questo gioiellino proveniente dall’underground europeo.
