Al cambio di anno sarebbero auspicabili messaggi ottimisti e positivi. Ma questo non lo è.
Questa manfrina vuole porre alla vostra attenzione il fatto che il rock si avvia a diventare ottuagenario. Non solo perché “That’s alright mama” di Elvis uscì nel 1956 e quindi l’anno che arriva è quello dei 70, si entra quindi nell’ottava decade. Ma anche perché lo sono materialmente i suoi protagonisti.
Per la verità i padri fondatori ci hanno già salutato: Little Richard, Jerry Lee… quelli che erano sopravvissuti agli strapazzi degli anni ’60 e ’70 hanno raggiunto i limiti di età e se ne sono andati. Ma quelli erano gli eroi dei nostri genitori, adesso tocca ai nostri, a quelli che hanno infiammato il Fillmore, Woodstock, Wembley mentre il rock diventava adolescente, poi giovane negli anni ’80, adulto negli anni ’90, anziano nei 2000, vecchio oggi.
Quei nomi che osanniamo e inseguiamo da decenni stanno arrivando al loro capolinea. Non è una novità, ma non è neanche qualcosa che abbiamo già vissuto. Il rock è nato e cresciuto con noi, non c’è un prima e non c’è ancora un dopo, tutto sta avvenendo nel nostro tempo reale. Quest’anno ci hanno già salutato due autentiche divinità, come Ozzy Osbourne e Ace Frehley, ma è purtroppo inevitabile e prevedibile che succederà ancora e sempre più spesso. Dobbiamo essere preparati, ma non solo.


C’è un altro punto, secondo me, che riguarda in particolare gli amanti di questo sito.
Se fai il blues o il folk e a 90 anni sei ancora sul palco, come John Mayall che ci ha lasciato da poco anche lui, o Willie Nelson, in fondo non c’è da obiettare: la tua voce è più roca, i tuoi movimenti più lenti ma la musica che hai scelto di rappresentare si confà anche a un’età avanzata. Se fai il rock, dipende: se sei Keith Richards forse solo l’artrosi ti può fermare. Se sei qualcun altro ci puoi provare finché ce la fai, o magari puoi reinventarti in acustico, in formazioni ridotte unplugged senza deludere i tuoi fans. Se sei Springsteen per dire, la tua figura la fai ancora, ma presto non sarà più così. Però se andrai sul palco a fare “Nebraska” e “The Ghost of Tom Joad” da solo con la chitarra di legno, il pubblico andrà in visibilio lo stesso.
Ma se fai il metal, ragazzi… se fai il metal non funziona. Se fai una musica muscolare, fatta di corse, salti, acrobazie, dita che corrono sulla tastiera, acuti tenorili e urla belluine, arriva il momento in cui non ci arriverai più, non ce la farai più. E il tuo personaggio, il tuo repertorio non ti consentiranno di continuare credibilmente. Non puoi ruggire “Seek And Destroy” se sembri un impiegato di banca e non puoi declamare “Welcome To The Jungle, you’re gonna die!” se sembri un salumiere. Per non parlare delle note che non raggiungerai più e dei solo che dovrai adattare alle tue dita artrosiche.

Non fraintendete, adoro tutti sti ex ragazzi, mi hanno fatto saltare e impazzire per anni. Per questo credo che noi, proprio noi che in questa pagina amiamo il metal e l’hard rock, dovremmo aiutarli a salutare quando è il momento.
Solo Ozzy aveva il phisique du ròle per morire letteralmente sul palco, per nessun altro è o potrà mai essere così. Persone assennate come David Coverdale hanno capito da sole che era ora di appendere i jeans stretti al chiodo e godersi il buen ritiro; perfino gente decisamente venale come i Kiss ha scelto di fermarsi un attimo prima che la farsa diventasse evidente perfino sotto la maschera.
Ecco, non subito, magari andiamo alla loro prossima e auspichiamo ultima tournee, ma poi aiutiamo altri eroi a prendere questa decisione ragionevole, che ci lascerà un ricordo indelebile e piacevole di loro? O volete vedere altri ridotti come un David Lee Roth che gracchia le sue canzoni, distruggendole prima che l’autotune le sistemi (non risolvendo comunque il problema che sembra mio nonno in pantaloni di pelle)?
Se vogliamo bene a Ian Gillan sarebbe ora di fargli capire che deve scendere dal palco, magari continuare in studio, su altri registri. Se vogliamo bene alla generazione successiva che sta arrivando anche lei al punto di non ritorno, saremo noi ad aiutare mr. Rob Halford, mr. Bruce Dickinson, mr. Vince Neil, mr. Brian Johnson (e Angus), mr. Joe Elliot, mr. Biff Biford, mr. Blackie Lawless (e cito i cantanti ma vale anche per i musicisti), a capire che è meglio lasciare il fantastico ricordo che abbiamo di loro che proseguire solo perché il pubblico ne vuole ancora ancora e ancora.
Perchè questo è l’altro e l’ultimo punto. Noi stessi che qui di metal e hard rock ne sentiamo a vagoni, quando è ora di comprare il biglietto andiamo a cercare sempre loro: Metallica, Maiden, Priest, W.A.S.P., Def Leppard…
Se questi enormi artisti avessero lasciato un po’ di campo, se il pubblico non fossimo solo noi sessantenni o se noi stessi fossimo stati capaci di dire basta, chi lo dice che non sarebbe uscita una nuova generazione di grandi band? In questo sito quotidianamente vi proponiamo tonnellate di musica nuova, hard rock e metal di ogni genere, dal glam al death. Possibile che non ci sia nessuno in grado di prendere, magari gradualmente, il posto dei Venom, degli Slayer, degli L.A. Guns?
Se gli AC/DC non continuassero a riproporre il loro megashow, ormai in due di cui uno sordo e l’altro calvo, chi lo dice che spostati in prima linea Airbourne, Danko Jones, Atomic Bitchwax, tanto per dire i primi che mi vengono in mente, non avrebbero meritato l’headline dei festival invece di continuare a suonare alle 17 per gli ubriachi e le ragazze che prendono il sole?
Aiutiamoli a dire thank you and goodbye. Facciamolo per loro e per noi, non facciamo morire la bellezza della loro musica insieme a loro, rendiamola davvero immortale congelandola nel suo (ultimo) momento di gloria. E quando, speriamo più tardi possibile, dovremo dire davvero addio, sarà accompagnato solo da un “grazie”, senza un “però”…
Con tutto l’amore possibile…

