È abbastanza sicuro il fatto che i dischi migliori si scrivano in fasi complesse, in momenti di grande emotività, fasi della vita molto sentite e sofferte. Confesso che i Blacklist 9 che Lonnie Silva capitanava insieme al figlio Kyle non sono mai stati in cima ai miei ascolti. Il fatto è che nel 2023 Kyle è purtroppo passato a miglior vita, chiudendo di fatto l’attività del gruppo e lasciando Lonnie in uno stato di tristezza immaginabile.

Ed è questo il punto, quando ti riprendi e cerchi di risalire la china da un crollo simile, è possibile, direi facile, che tu metta insieme nel tuo disco successivo passione vera, sentimenti veri e che la scrittura ti venga di getto, senza bisogno di sforzarsi troppo. A mio parere è quello che accade in questo disco che segna la prima uscita di un nuovo progetto, chissà se con un futuro, chiamato semplicemente Silva.

Shawn McGhee, produttore alquanto conosciuto (Disturbed, Papa Roach, Drowning Pool) ha creduto nel progetto di Lonnie e lo ha aiutato a rimettersi in carreggiata, raccogliendo fra l’altro intorno a lui un signor gruppo di musicisti che include C.J. Pierce dei Drowning Pool, Stacey David Blades degli L.A. Guns, Alessandro Paveri dei Gemini Syndrome, Rob Pierce dei FlatBlack, Peter Summit dei Crashing Wayward alla voce, Erik Gloege dei Sass Jordan.Tanto è sentito il lavoro di Lonnie su queste canzoni che lui ha scritto tutto, nota per nota, parola per parola, ma poi ha scelto di tirarsi indietro al momento di suonarle e lo ha lasciato fare a questo bel gruppo di professionisti. Il risultato? Un album effettivamente appassionato e denso di idee, non banale, vario nella tipologia dei pezzi. Difficile non sentirci il tributo costante a Kyle: i 10 minuti di “Hero” sono in un certo senso commoventi e poi c’è l’intensissima “Fade”, che propone la chitarra registrata dallo stesso Kyle e conservata per l’occasione. Niente smancerie però, il resto del disco è per la maggior parte hard rock certificato, con picchi nell’iniziale “Try”, nell’aggressiva “I Am Silence”, nella violenza di “No More”. Molti pezzi lunghi, 7, 8, 9, oltre 10 minuti, quasi a testimoniare una strabordante voglia di dire cose e di avviarsi sulla strada della rinascita. Difficile dire se questo sia il primo capitolo di una nuova storia o semplicemente l’album catartico che restituirà Lonnie Silva al pubblico anche come performer oltre che come autore. Di certo è un capitolo che non lascia, non può lasciare indifferenti.