Giova rammentare che sono ben 5 anni che molti aspettavano al varco Kevin Parker , dopo che aveva abbracciato in maniera ampia e fantasiosa il mondo electro con il precedente acclamato “The Slow rush” .
E’ indubbio riconoscere a Parker un percorso sempre all’insegna del melting pot artistico, coniugando, sempre di più, esigenze di comunicabilità e sperimentazione.
Un viaggio che lo pose all’inizio come nuovo promettente alfiere e custode della grande tradizione psycho pop , con nomi tutelari quali primi Pink Floyd, Creation, Pink Faries con l’immancabile impronta beatlesiana post ’66.
La volontà , più o meno esplicita, in casa Tame Impala è sempre però stata quella di non limitarsi ad un revival manieristico , se pur pregevole, ma di essere percepito come manufatto contemporaneo, che potesse via via, album dopo album , allargare le maglie del nuovo pop psicadelico.
L’itinerario scelto è ricco di premi e soddisfazioni e la svolta, sia artistica che commerciale, giunge con il terzo “Currents” , dove le sensualità psicadeliche vengono sporcate da afflatti elettronici e danzerecci, con accenni che arrivano fino a lambire funk anni ’80 e connessioni baleariche.
Il nostro diventa una sorta di Jamiroquai lisergico (dall’erba al fungo psicotropo), con i synth che imperano , tradendo e rendendo orfani i vecchi fan legati ad una visione maggiormente chitarra centrica.
Un manifesto electro disco pop che doppia gli Arcade Fire di “Reflektor”. Il successivo “The Slow Rush” conferma il cambiamento elettronico già intrapreso ed il cui nuovo “Deadbeat” vorrebbe esserne il degno erede.
Se la produzione è sempre degna di un campione, questa volta, duole scriverlo, il risultato tradisce un abbandono di qualsiasi connessione eterea, spostando troppo l’asse verso il corpo, come se si danzasse incastrati al terreno, per un album che esplicitamente richiama i “bush doof” , i rave party australiani, terra d’origine del nostro.
L’ispirazione appare affievolita , una battuta d’arresto in una carriera sempre in evoluzione, forse ci si potrà consolare con il rimando Born Slippy/Underworl di “Ethereal Connection”, per citare almeno uno dei 12 brani presenti e il tema appare il medesimo anche nel singolo “Dracula” che nulla porta in dote dell’atmosfera gotica del titolo.
Pur con tutte le differenze del caso, forse James Murphy (Lcd Sound System) pare destinato a rimanere ancora ben saldo sul trono.
