Quello che mi manca nel panorama heavy metal degli ultimi anni è l’approccio underground. Quello che quando trovavi un disco ti faceva sentire l’unico del mondo che conoscesse quella band e volevi quasi proteggerla, ne eri geloso. Ed anche se speravi che diventasse famoso, in cuor tuo questa cosa ti dava fastidio, perché tu non volevi condividere con nessuno questo amore. Oggi questa cosa è impossibile, la marea di informazione che soffoca e ci soffoca, arriva da ogni angolo, e basta avere un ufficio stampa decente e che si sappia muovere con abilità, e tutti vengono presentati come campioni. Ma ci sono le eccezioni, ho scoperto questi Goldusk, grazie all’amico Gianni, il boss di questo sito, che me li ha presentati come gli ultimi eroi dell’underground. E debbo dire che il cd si presenta proprio così, scarno, semplice, con una foto che sembra arrivare dagli anni ’80, così come la splendida copertina, per non dire dell’essenziale retro. Poi parte il cd e i dubbi diventano certezze, i tre Goldusk sono finiti per sbaglio in questa era, arrivano direttamente dagli anni ’80. “When Metal Takes Shape” (Ascolta/guarda il teaser dell’album qui, nda) ha le fattezze di un ottimo demo, registrato con la forza di una presa diretta, con gli idoli Riot, Armored Saint, Kiss, Iron Maiden nel cuore, ma nelle tasche i mille gruppi minori sparsi per il mondo senza viagra tecnologico, solo con gli strumenti, l’energia e la passione. “Goldusk”, “Tyrants Will Die”, “The Wrath”, “Wid Ride” e Knowledge Of Steel” non sono solo ottime canzoni metal, ma hanno il potere di riaccendere il potere di un suono antico, da troppo tempo soffocato dalla tecnologia e dall’idea che suonare semplici sia un limite. Invece al contrario è una dote da recuperare. I Goldusk, ragazzi della provincia di Cremona, persi tra nebbie e torrone, l’hanno fatto alla grande. Bravi, bravi!
