Leggo la notizia e mi chiedo: “Ma perché? Perché tornare dopo 32 anni con il rischio di distruggere una grande storia”. Questo prima di ascoltare “Dissonace Theory”. Perché sin dal primo ascolto, mentre le dieci tracce si srotolavano, la sensazione di essere davanti ad un album importante è stata immediata. Il trio svizzero, per questo sesto lavoro, senza apportare modifiche al proprio stile, fatto di riffing chirurgico, melodie malate e ritmiche progressive, ha saputo comunque trovare una chiave di lettura avanzata, capace di staccarsi dai lidi anni ’80 per immergersi in un’attualità che dimostra come il passato abbia un senso solo se lo si attualizza. Dopo l’intro “Oxymoron”, “Consequence” è un pezzo monumentale, che cancella il 90% delle reunion d’ufficio di questo millennio, dove il trio originale rimuove la ruggine (ricordiamolo che il precedente “Grin” risale al 1993, nda) in un battibaleno e si getta a capofitto nel tremolio prog dark metal di “Sacrificial Lamb” e “Crisium Bound”, suonate con un furore come se non ci fosse un futuro. Il singolo “Symmetry” è cupo ed ermetico, con una melodia tenebrosa, alimentata dalla chitarra radialsuolo di Tommy Vetterli, in una sorta di versione apocalittica dei Blue Öyster Cult. Ma tutto sin qui ascoltato sparisce davanti a “The Law”, un tempo medio con un riffing audace, accompagnato da parti ritmiche micidiali, su cui si stende una melodia vocale oscura e seducente. In qualche modo “Transparent Eye” ne è la continuazione naturale, mentre “Trinity” ci riporta alle ballate epiche del thrash metal, ma con una potenza sonora centuplicata. Thrash metal che appare nella sua veste più classica in “Renewal”, il primo singolo che ci ha dato un’idea dell’album, che si chiude con il magnetismo di “Prolonging” dove appare l’organo, per accendere suggestioni alla Big Elf. Per rispondere definitivamente alla domanda posta in apertura: perché “Dissonance Theory” è un album mostruoso che ci restituisce una band dimenticata e tornata all’apice della creatività e infonde speranza a tutta la scena “classic” metal estrema.
Coroner da sx: Diego Rapacchietti – batteria; Tommy Vetterli – chitarra; Ron Broder – voce, basso
