Straordinaria band americana di Lowell nel Massachusetts, che sin dall’esordio del 2012, sta cercando di offrire una nuova direzione al metal prog. Il riferimento si chiama sempre Dream Theater, ma l’ampliamento dello spettro sonoro e melodico è evidente e si deposita su tematiche post metal, con tratteggi shoegaze e persino black, per una nuova visione del metal che guarda al futuro, proprio come la copertina di questo nuovo lavoro “Stargod”. Si nota disco dopo disco, questo è il quarto (a cui si aggiungono due ep), in un crescendo di maturità, il desiderio di scrivere pagine nuove di un genere che sembra aver detto già tutto, ed invece il trio (dal vivo si aggiunge un Matt St. Jean alla batteria), progetta nuove soluzioni armoniche, dove chitarra e tastiere si fondono, si incastrano e fruttano inedite soluzioni. La voce di Brett Boland, anche chitarrista ritmico, è un’autentica forza della natura, riesce ad offrire prestazioni eccellenti, disegnando melodie bellissime, senza mai forzare, merito anche di una timbrica che fonde Geddy Lee e Jon Anderson, ma senza l’abilità nel disegnare melodie enormi su successioni veloci e potenti, non ci sarebbe il senso di grandeur che generano i pezzi di “Stargod”, che poggia su una produzione moderna, ma non spigolosa, anzi il suono è potente, ma vellutato. È l’insieme che funziona, non c’è un solo brano riempitivo, ogni evoluzione sonora genera incanto, cascate di note, accordi pieni di ricchezza e cori avvolgenti. Il singolo “Third Shot” è certamente un pezzo da segnare come prioritario, ma “Explosive”, “Beneath The Lights”, “Depressed Mode” e la chiusura nobile di “Arrival”, sono esempi di come il metal, se si ha voglia di cercare, possa offrire ancora modernità e freschezza. Disco maestoso!

