L’America fortunatamente non è solo l’ormai obsoleto e consumistico “sogno americano” o capitale del dio denaro per eccellenza.
L’America che piace a noi (quella musicale) è patria di note nate nelle paludi della Louisiana, o delle immense route che attraversano, dalla costa atlantica al Pacifico una terra dalle migliaia di contraddizioni sociali e politiche.
Il rock’n’roll nato da queste parti si è nutrito come un mostro affamato di tutto quello che gli è passato vicino, fagocitando generi e ispirazioni per dare vita a centinaia di sottogeneri come il cow punk, in voga negli anni ‘80 che, appunto, amalgamava il punk rock con atmosfere southern.
Il genere torna a far parlare di sé grazie al secondo album dei Williamson Brothers, band dell’Alabama formata dai fratelli Blake e Adam Williamson, in passato sezione ritmica dei Lee Bains III + The Glory Fires, oggi in proprio aiutati da Matt Paton, bassista dei Dexateens, dal polistrumentista John Clavin Abbey e dal tastierista Jay Gonzales degli immensi Drive-By Truckers.
L’album non manca di punzecchiare una nazione, politicamente in uno dei suoi momenti più bassi, a suon di punk’n’roll con un orecchio al southern/roots (Good Boy) e al blues, lontano parente di una “Medicine” che profuma non poco di indie rock.
“Aquila” è un lavoro che non risparmia richiami ad uno spirito ribelle che sta tornando a vivere tra i solchi del rock a stelle e strisce e non solo, in reazione alla deriva sociale a cui stiamo tutti andando incontro.
