Helstar “The Devil’s Masquerade” (Massacre, 2025)
Ci sono band che riescono a farsi voler bene a prescindere, vuoi per la coerenza, vuoi perché spesso chi diventa un piccolo culto, in qualche modo raccoglie più simpatie di chi domina la storia. I texani Helstar, da sempre guidati dal cantante James Rivera e dal chitarrista Larry Barragan, si fregiano con orgoglio dell’etichetta di cult band. Da quattro decenni portano il loro power speed metal con retaggi epici al pubblico che è fermo agli anni ’80, quando questo genere dominava la scena metal. Naturalmente anche questo undicesimo album, come i più recenti, vanta una produzione al passo con i tempi, ma che non intacca minimamente il senso di vintage delle composizioni. La voce di Rivera è ancora in forma e riff e ritmiche regalano belle sensazioni, anche se alla fine la sensazione è che giriamo sempre intorno alle stesse soluzioni. Tuttavia, ripeto, “The Devil’s Masquerade”, che prendendo spunto da alcuni film racconta di esorcismi, vampiri e catastrofi, si fa apprezza senza riserve. Il mio brano preferito? “The Haunting Mirror” una cavalcata impazzata con assoli di chitarra micidiali, che è la fotografia perfetta di una band che è passione pura per ciò che suona. (Gianni Della Cioppa)

Sweet Savage “Bang” (earMusic, 2025)
Per riportare a galla un nome storico della NWOBHM e poi riverniciarlo di sonorità moderne, con additivi di industrial metal, crossover ed elettronica, serve coraggio e forse incoscienza. In ogni caso è la scelta dei nord irlandesi Sweet Savage, noti decenni fa per aver donato al metal i primi passi di Vivian Campbell, chitarrista poi finito alla corte dei Def Leppard, oltre che Whitesnake, Thin Lizzy e le cult band Shadow King e Riverdogs. Al tempo, primi ’80 avevano raggiunto solo il traguardo di un paio di singoli, poi altrettante ripartenze su tempi lunghi. Dal 2011 gravitava il silenzio sul gruppo ed oggi li ritroviamo con tredici pezzi moderni, potenti, con sonorità metalliche avvolgenti, tra Metallica di mezzo e tracce di Megadeth e White Zombie. Tutto funziona in questi tredici nuovi brani, anche se è necessario essere predisposti ad accantonare il passato per gustare il lavoro del trio, guidato dal cantante bassista Ray Haller. Dopo la title track, che fotografa lo stile della band, per gustare il mio pezzo che preferisco debbo attendere la conclusiva “Victorious” una sferragliata di riff ed assoli, con un cantato micidiale. (Gianni Della Cioppa)

Warrant “The Speed Of Metal” (Massacre, 2025)
Quarto disco in altrettanti decenni, che arriva a distanza di undici anni dal precedente, e a quaranta dal debutto, preceduto da un mini, entrambi del 1985. La bellezza di un disco del genere è che riesce a fermare il tempo, suona attuale perché inevitabilmente la produzione è più fragorosa, ma la scrittura è ferma a quegli anni, spinta da una una passione che non si è mai sopita. Immagino che i tedeschi Warrant, non siano professionisti e si approccino alla musica con professionalità, ma nei ritagli che la quotidianità (famiglia, lavoro etc) concede. Tuttavia il risultato è un album carico di riff, assoli, incroci a due chitarre, cavalcate terremotanti e con la voce del bassista Jörg Juraschek sempre impeccabile per grinta e tenuta. La copertina è commovente, sembra uscita direttamente dagli scaffali di un negozio di dischi del 1986, quando solo immagine e titolo ti facevano capire che quel disco ti sarebbe piaciuto. Naturalmente l’emozione, almeno per me, per dischi del genere non è più la stessa di un tempo, ma vi garantisco che i true defender lo troveranno bello e coinvolgente, non c’è un solo pezzo da scartare. Partite con “Scream For Metal”, con un video tamarro che dice molto su questa band. (Gianni Della Cioppa)

Battle Beast “Steelbound” (Nuclear Blast, 2025)
All’inizio non tutti avevano preso seriamente questi Battle Beast, sembravano uno dei tanti gruppi nordici che si gettano nel calderone del metal. Ma dopo tre lustri, sei album e centinaia di concerti, possiamo affermare che la band della cantante Noora Louhimo, entrata in line up con il secondo disco, ma certamente elemento catalizzante per vocalità ed immagine, è oramai una realtà e questo “Steelbound” è la conferma di una maturità raggiunta sia nella scrittura che nella produzione. Stilisticamente siamo nei pressi di un heavy metal classico, con impennate power, speed e brevi intrusioni nel progressivo, con cascate di melodia. Naturalmente molto ruoto intorno alle interpretazioni della Louhimo, straripante nella sua forza espressiva e nell’estensione, ma non si tratta mai di inutili glorificazioni personali, tutto convoglia per dare maggior forza ai brani, dove l’apporto di due chitarre (il ritmico Juuso Soinio e il solista Joona Björkroth), accanto alle tastiere keytar di Janne Björkroth, crea un amalgama compatto e trascinante. Lo dimostrano “The Burning Within”, la title track, “Here We Are”, “The Long Road” e “Angel Of Midnight”, costruite su riff imperiosi e sostenute dalla produzione scintillante di Biorkroth. Decisi a credere in un suono metal classico e moderno, i Battle Beast firmano uno degli album migliori di questo genere e dal vivo sono micidiali. (Gianni Della Cioppa)
