Bulldozer

Neurodeliri – “The Lost Tape And The Early Bulldozer” (2025). Il disco comincia, a livello di ascolto dello scrivente, senza volere dal lato B, una scelta casuale che rispecchia lo spirito anticonformista dei Bulldozer. È proprio da queste quattro tracce primordiali, registrate nei grigi anni ’80, che emerge il significato di essere pionieri senza compromessi.

“Bulldozer” e “Labirinth”, incise il 28 giugno 1981 agli studi Free Sound di Milano, sono l’embrione di una carica esplosiva. Qui non c’è ancora la piena consapevolezza di ciò che la band diventerà, ma è già presente tutta la rabbia viscerale, l’attitudine ribelle e i riff sporchi e primordiali che attingono dai Motörhead filtrati attraverso una violenza tutta italiana. Dario “Rioda” Carrea, Erminio Galli e Andy Panigada sono tre ragazzi milanesi che, senza ancora saperlo, nel 1981 stavano gettando le basi del thrash metal italiano.

“Fallen Angel” e “Another Beer (it’s what I need)”, registrate nel 1984, segnano un’evoluzione. Con AC Wild alla voce, i Bulldozer hanno trovato la loro identità. Queste tracce, pubblicate originariamente in un 7″ autoprodotto per idea di Dario, rivelano un sound più definito, aggressivo e consapevole. L’influenza dei Venom è innegabile, ma emerge anche qualcosa di più personale, oscuro e italiano. Sono i brani che faranno da ponte verso “The Day of Wrath”, l’esordio del 1985 che li consacrerà come una delle band più radicali e innovative della scena estrema europea.

Neurodeliri

Il lato A è dedicato ai Neurodeliri. “18”, “Paiasc”, “Il Pret” e “No” sono quattro brani tratti dal demo “N.D.” del 1985, registrati al Free Sound. Dialetto milanese, attitudine punk e velocità Motörhead. La storia si fa ancora più interessante, perché i Neurodeliri non sono un semplice progetto collaterale: rappresentano l’altra faccia della medaglia, più punk, immediata e profondamente legata al territorio. Dario e Erminio, insieme a Max Bonizzoni al basso, danno vita a qualcosa di unico nella scena milanese dell’epoca: una band che canta in dialetto, che non si prende sul serio ma è serissima nella sua urgenza espressiva.

Il dialetto non è una curiosità folkloristica, ma rabbia pura. “Lavoro, casa, lavoro… Non è mica possibile andare avanti così. Porcu digel che cagnara!”. È il ritratto di un’Italia difficile, quella degli anni ’80, vista attraverso gli occhi di giovani che rifiutano di diventare ingranaggi del sistema. I Neurodeliri attingono dai Sex Pistols per l’attitudine e dai Motörhead per la velocità, ma assimilano anche i Venom, rendendo il tutto più crudo e autentico. Senza rendersene conto, stavano definendo il suono della scena italiana.

“Bye Bye” e “Fuckin’ Mouse (punk version)”, registrate nel 1986, chiudono il lato A con un’eco di rivolta sotterranea. Il punk è ancora più evidente, l’aggressività più diretta. “Fuckin’ Mouse” è un capolavoro di irriverenza, un calcio in faccia a tutte le convenzioni.

Questo vinile non è un semplice reperto archeologico. Non è nostalgia, né un pezzo da collezione per puristi. È un documento vivo di un’energia che oggi è più necessaria che mai. Viviamo in un’epoca che ha bisogno di respirare e urlare, e questi brani, registrati oltre quarant’anni fa, gridano più forte di molta musica uscita di recente.

Il gatefold curato da INTERNO4 Edizioni è un tributo e un atto di rispetto verso Dario “Rioda” Carrea, figura centrale di questa storia, il cui genio anticonformista ha segnato per sempre la scena metal italiana. AC Wild, nelle note di copertina, tratteggia un ritratto di Dario come visionario e catalizzatore: fu lui a spingere i Bulldozer verso l’autoproduzione quando tutti aspettavano passivamente le major, fu lui a portare nella band influenze musicali più avanzate per l’epoca. Anche quando le strade si divisero, il suo contributo rimase fondamentale, al punto che AC Wild gli dedicò i testi di brani come “Neurodeliri” e “Willful Death”. Un omaggio necessario a chi ha acceso la miccia.

Menzione d’onore per Cristian Bonato di Numeri Recording di Cavallino che è riuscito a fare un remaster audio rispettoso sia della natura del prodotto ma anche attento ad un piacevole ascolto. Gran bel lavoro dietro al banco di regia.

Questo vinile non è solo un tuffo nel passato, ma una reliquia viva che batte ancora oggi sull’incudine della ribellione. Per approfondire quei momenti unici e capire cosa significhi portare avanti l’eredità di Bulldozer e Neurodeliri, abbiamo parlato con Andy ‘Bull’ Panigada, anima e motore di queste avventure. Le sue parole, che leggeremo in una prossima intervista, ci aiuteranno a entrare ancora più a fondo nella genesi di questo lavoro, nei ricordi di Dario ‘Rioda’ Carrea e in quello spirito anticonformista che continua a guidarli.

Voto: 10/10

L'interno della copertina aprible del vinile Neurodeliri - Bulldozer
L’interno della copertina apribile del vinile