Più o meno la storia dei Fleetwood Mac la conosciamo tutti: nata nella seconda metà degli anni sessanta, la band di Peter Green, Mick Fleetwood e John McVie divenne un punto di riferimento per la nascita e lo sviluppo del British blues, almeno fino all’abbandono di Green.
Nel 1975, in una fase di stasi per il gruppo, Mick Fleetwood incontrò il chitarrista statunitense Lindsey Buckingham e gli chiese di entrare nel gruppo.
Il giovane chitarrista impose come condizione l’entrata in line up della fidanzata, con la quale suonava insieme da qualche anno ed aveva pubblicato un album di scarso successo intitolato “Buckingham Nicks”.
Il resto è storia: con la nuova line up, i Fleetwood Mac partirono alla conquista del mondo, scalando classifiche e diventando una dei gruppi più famosi di sempre, abbandonando il British blues a favore di un pop/rock d’alta scuola con in evidenza la voce personalissima e il carisma di Stevie Nicks.
Ma oggi è tempo di tornare ai primi passi dei due musicisti americani, all’epoca dell’uscita del loro omonimo album: due bellissimi e giovanissimi artisti, con pochi soldi in tasca, un lavoro fisso che manteneva entrambi grazie alla cantante e tanta voglia di sfondare.

on July 3, 2013 in Los Angeles, California. (Photo by Chelsea Lauren/WireImage)
Dopo l’esperienza all’interno dei Fritz, il duo pubblicò nel 1973 il proprio esordio tramite Polydor, due anni prima di unirsi ai Fleetwood Mac. L’album, come già scritto, non ebbe il successo sperato e solo oggi viene ripreso e rimasterizzato dalla Rhino.
Prodotto da Keith Olsen e registrato ai Sound City Studios di Los Angeles, il lavoro contiene un susseguirsi di emozionanti intrecci vocali tra i due protagonisti, splendide aperture pop e deliziosi arabeschi folk rock.
Ad accompagnare Lindsey e Stevie troviamo Waddy Wachtel alle chitarre, Jerry Scheff e Mark Tulin al basso, Jim Keltner e Ron Tutt alla batteria, Jorge Calderòn al basso, Peggy Sandvig alle tastiere, Monty Stark ai synth, Gary Hodges alla batteria e Richard Halligan agli archi.
Una menzione particolare la merita il brano “Frozen Love”, che la storia tramanda quale traccia principale del colpo di fulmine tra Mick Fleetwood e la chitarra di Buckingham, senza dimenticare le bellissime armonie folk rock di “Crystal” o le aperture raffinate di una “Don’t Let Me Down Again” nelle cui note (e col senno di poi) si intravedeva la strada e i traguardi raggiunti dal duo con i “Mac”.
Si tratta quindi di una ristampa importantissima per i fans della seconda parte di carriera dei Fleetwood Mac e di quell’enorme artista che è la strega bianca del rock. Irrinunciabile!
