Angoscia, caos e sopravvivenza
Francesi di Nantes, autoprodotti anche per questo secondo lavoro che probabilmente permetterà loro di approdare a una label di genere, The Great Procession hanno sfornato un lavoro carico di suoni violenti e atmosfere soffocanti. Collocabile nel doom in alcuni momenti, nell’hardcore o nell’industrial in altri, questo album si segnala per le atmosfere angoscianti, per il suono ombroso e per il grido angosciante che accompagna le composizioni. Paradossalmente in un album che evoca il chaos, non c’è niente di sguaiato: esplosioni, cambi di tempo, l’improvviso sfociare in momenti di calma apparente (si ascolti la bellissima “The Great Reboot”, non da meno il singolo/video “Where The Sun Forgot To Rise”) appaiono attentamente congegnati e misurati. Questo nonostante la band sia chiara fin dall’inizio: “se amate le cose pulite, passate oltre”. Ma questo resta vero, anzi lo è ancora di più, se il grido, l’hardcore, l’angoscia, sai renderli con la giusta misura, con un’aggressività controllata che sa lasciare anche spazio agli strumenti.
“To Another Sun” è un urlo, una catarsi, una rinascita dalle ceneri, nei testi è un lavoro che cerca di svelarti i tratti più oscuri che la società cerca di tenere nascosti. Certo, il tratto distintivo del disco è la rabbia, ma non è furia cieca, corsa disperata in una prateria di violenza. E’ un lucido, consapevole e per questo ancor più inquietante affresco dell’angoscia che attanaglia l’uomo e la società in cui vive. Più che rilevare le singole abilità dei cinque musicisti della formazione, ne va sottolineata la capacità di apportare ciascuno, dai synth e voce di Ju alle due chitarre ai suoni e rumori che costellano le composizioni, un contributo fondamentale alla resa sonora dell’oscurità (illuminante in questo senso lo splendido pezzo in francese, “Odeur De Vie”) che The Great Procession vuole descrivere con questo lavoro.
