Dal meglio del nostro passato
Che bel tuffo in un’epoca passata, che non sa di revival ma suona addirittura attuale. I Lathe Of Heaven, giunti al secondo album, ribadiscono e perfezionano il loro impasto sonoro che combina i migliori ingredienti del post punk anni ’80 e dei suoni di inizio ’90. Dei Cure più elettrici, dei Mission meno cupi, suoni che ricordano i Damned di “Anything” o (con meno pop e più rock) gli Psychedelic Furs. Dentro Aurora c’è un mondo che i reduci degli anni ‘80 riconosceranno a menadito. Quel suono carico di eco, quegli arpeggi di chitarra leggermente dissonanti, quella voce stentorea e un po’ singhiozzante fra new romantic e new wave. E a parte i suoni ci sono le canzoni, quelle che speravamo di sentire allora e non avevamo ancora sentito. Ci pensano i Lathe Of Heaven a riprendere la lezione di band che non ci sono più o che non graffiano più come allora.Folgorante l’inizio con “Exodus”, subito assimilabile la titletrack “Aurora”, forse il meglio del lotto di canzoni è “Oblivion” col suo inizio tonante e poi una melodia e un cantato che ti portano in una platea inondata da fari bianchi, luci blu e stroboscopiche, coi tuoi pantaloni a sbuffo o con la tua maglia nera gothic. Bellissimi suoni, bellissime chitarre capaci di riff e di divagazioni, contenute però in uno schema preciso, quasi matematico, senza improvvisazioni e assoli creativi. Basso molto presente, pure con lo slap (!), a dare quel po’ di cupezza al risultato finale, tastiere che danno il tono e il colore alla canzone, indispensabili come non erano da tempo. Ogni tanto qualche gustosa rullata di batteria elettronica. Ci sarebbe poi da citare anche l’alto livello intellettuale e compositivo delle liriche, prevalentemente ispirate a novelle fantascientifiche di Ursula K., Octavia Butler, Greg Egan e Peter Watt. Con una digressione in territori meno astratti e decisamente più attuali in “Portrait of a Scorched-Earth”, che è dedicata alla tragedia di Gaza. Per gli amanti di quella darkwave che in qualche modo ci ha salvati negli anni ’80, del gothic, del post punk, delle belle canzoni con un senso, un inizio e una fine.
