Post tutto…
“Questa musica è post-tutto: non solo post-metal o post-rock o post-doom; è post-tempo, post-planetaria, post-esistenza”.Amanti della dissonanza e dei loop ripetitivi, i danesi Heathe sfornano un doppio album (solo sei tracce ma che arrivano anche a 17 minuti) che possiamo inserire nel metal sperimentale ma potrebbe stare benissimo nell’elettronica hard o nel free jazz estremo alla Shining. Un grido strozzato declama su poliritmi elettronici, loop elettrici, hard e divagazioni gospel, jazz, noise. Muri del suono, rumori metallici, ritmi tribali, riverberi portano l’ascoltatore in un mondo dove disperazione, estasi ad alta frequenza e momenti di incendiaria e aggressiva energia si alternano a squarciare una sorta di buio infinito. Non so se le parole che loro stessi hanno usato per presentarsi riescano a rendere l’idea dell’unicità della proposta.
E’ un universo incandescente e ancora in fase di creazione, come un pianeta che nasce un po’ alla volta fra eruzioni di lava, venti inarrestabili, esplosioni e momenti di calma apparente fino al successivo cataclisma. Il risultato è qualcosa di decisamente mai sentito, cosa non facile in un mondo musicale in cui si è provato di tutto e in cui la rete ha moltiplicato le proposte e le possibilità. Eppure qui l’inatteso diventa praticamente usuale, un suono o un rumore dietro l’altro resti sempre sul chi vive, ad aspettare la botta in arrivo. Se vogliamo abbandonare la metafora dell’universo in composizione e collisione violenta, è purtroppo facile anche la similitudine con la una guerra, con i suoi momenti di disperata attesa e quelli in cui tutto intorno a te esplode. L’obiettivo è palesemente inquietare, scoperchiare gli incubi e farli emergere in superficie. Per farlo gli Heathe usano tutto quello che la tecnica di studio consente: ritmi campionati, loop, echi e riverberi, autotune (sì, può anche essere uno strumento per chi lo sa usare). Quanto può essere musicale, ricca di sfumature, accogliente, interessante la disperazione? Scopritelo con gli Heathe.