Torna con un nuovo album in studio un musicista che chiamare leggenda è un eufemismo, Buddy Guy.

A distanza di tre anni dal precedente e bellissimo “The Blues Don’t Lie” e con ottantanove anni suonati, George Guy in arte “Buddy” continua ad insegnare l’arte del blues, dalle paludi del delta ai vicoli sporchi e pericolosi di Chicago.

Chitarrista d’alta scuola, considerato un talento fuori dal comune, il musicista della Louisiana ha trovato il meritato successo nei primi anni novanta, tardi se si considera lo spessore artistico anche se oggi viene ritenuto appunto una leggenda, probabilmente l’ultima rimasta se si parla di blues.

Trentatré album in studio, di cui ricordiamo i capolavori di inizio millennio “Sweet Tea” (2001) e “Blues Singer” (2003), senza dimenticare gli ottimi “Feels Like Rain” (1993) e “Livin Proof” (2010), contornati da una discografia che non è mai scesa sotto l’eccellenza, fanno di Buddy Guy il testimone di quasi un secolo di blues e non solo.

Se nel 2025 si parla ancora di Buddy Guy e di un suo nuovo album un motivo ci sarà e la cosa più importante è che anche questo lavoro è una testimonianza tangibile del talento di questo anziano signore che non ne vuol sapere di arrendersi al tempo, regalandoci diciotto perle musicali.

Accompagnato dal fido batterista, compositore e produttore Tom Hambridge, con cui fa coppia fissa in studio dal 2008, Guy esplora ogni anfratto musicale del blues classico di scuola statunitense per più di un’ora di musica ,dove veniamo cullati dalla sei corde del grande musicista della Louisiana in brani dalle atmosfere cangianti e senza tempo come il singolo “How Blues Is That”, “Upside Down” o “Blues Chase The Blues Away”.

Sono della partita un manipolo di talenti riuniti a Nashville al comando di Tom Hambridge come Joe Walsh, Joe Bonamassa, Peter Frampton, Kingfish e i Blind Boys Of Alabama, motivo in più per non perdervi il nuovo album di Buddy Guy. Blues on!