Scrivere di un nuovo album del re della scena rock e hard rock tricolore è sempre un piacere, anche se si rischia di apparire scontati.
Troppo grande è infatti lo status di Pino Scotto, figura di riferimento dei rockers tricolori e non solo, per certi versi il nostro “Lemmy” (di cui peraltro era amico).
Pino torna, a settantacinque anni suonati, con “The Devil’s Call”, raccolta di brani che lo riavvicina a quello che a mio modesto parere sa fare meglio, ovvero cantare rock’n’roll intriso di blues e southern, in poche parole rock americano tradizionale.
Già dalla stupenda copertina si capisce che ci sarà di che godere, almeno se si è appassionati del Pino meno metal e più vicino ai suoni tatuati sulla sua pelle; il tutto avviene con il ritorno di Steve Angarthal, polistrumentista ed ex Fire Trails che, oltre a suonare la chitarra e quasi tutti gli strumenti, a parte la batteria affidata a Sergio Ratti, produce e mixa un disco che si avvale di una serie di ospiti. Pino dall’alto della sua enorme esperienza ci delizia con undici brani che spaziano appunto dal rock blues al southern, dall’hard rock al rock’n’roll, celebrando il rock americano in molte delle sue forme ed ovviamente uscendone vincitore.
“The Devil’s Call” è uno degli album più belli del nuovo anno per quanto riguarda il genere in Italia, in quanto ha dalla sua una varietà di stili, emozioni ed atmosfere che non può non essere vincente grazie all’attitudine, l’impatto e la forza espressiva dell’esperto artista italiano.
Partendo dall’opener “No Fear No Shame”, brano travolgente che meglio non potrebbe aprire l’album, passando per il blues possente di “Phantom Humanity” e “A Dozen Soul”, fino alla chitarra del grande Paolo Bonfanti che urla nell’hard rock pregno di blues di “Don’t Be Afraid Of Living”, è tutto un susseguirsi di piccoli gioielli tra cui “Big Mama”, in arrivo direttamente da qualche vicolo di New Orleans, e il classic blues di “A Time For War” (per chi scrive il brano top del disco) che fanno da ombrellino su questo sanguigno cocktail.
Un grande ritorno, che dimostra come Pino Scotto non abbia la minima intenzione di abdicare per restare ben saldo sul trono del rock nazionale. Viva il re!


