In occasione del loro tour europeo, i Gorgoroth tornano in Italia per quattro date per celebrare il 33esimo (mi ricorda qualcosa…) anniversario di attività della band. In tutti questi anni la band di Bergen ha avuto una vista costellata da continui cambiamenti di formazione. L’unico membro originale è il chitarrista Infernus: per il resto si sono susseguiti un esercito di musicisti e turnisti che hanno consentito alla band di continuare la propria attività e rimanere a buoni livelli. Alla lunga, però, ne ha però risentito l’identità dei Gorgoroth, che ha perso parte della forte personalità che aveva ai tempi di Gaahl e King ov Hell. I Gorgoroth hanno per anni militato nella categoria delle band maledette, assieme a Mayhem, Burzum e pochi altri. Svariate sono state le controversie che hanno accompagnato la band norvegese. Era come se la band avesse un effettivo contatto con il maligno. Ma non era solo una questione di immagine: era anche la musica, dannatamente oscura e dannatamente vera. Oggi i Gorgoroth sono una buona band di black metal ma l’assenza di nuovi lavori da ben dieci anni (l’ultimo album è “Istinctus Bestialis” del 2015) si fa sentire. 

Palco essenziale per i Gorgoroth, nessuno spazio a scenografie da inferno. Dopo le note dell’intro “Domine in Virtute tua laetabitur rex”, iniziano le sferzate di “Bergtrollets Hevn”.  Alla voce c’è Hoest, già visto anni fa proprio su questo palco con i Taake. E l’impronta dei Taake è forte nei Gorgoroth di oggi. Hoest domina il palco con le sue pupille bianche e il suo cranio pittato di bianco e nero. Lui e il bassista sono i veri protagonisti della serata mentre Infernus e l’altro chitarrista restano nell’ombra, intenti a intrecciare i loro malefici riff di chitarra. E di riff malefici strabordano “Aneuthanasia” e “Katharinas Bortgang” che scaldano l’atmosfera ed esaltano le anime nere che assistono al concerto. “Revelation of doom” ci fa rivivere i tempi di “Under the Sign Of Hell” del 1997, che rappresenta uno degli episodi seminali nella storia della band. “Forces of Satan Storm” è un’epica cavalcata negli abissi del male inframmezzata dal micidiale stacco rallentato a metà brano. Con “Odeleggelse og undergang” si torna nuovamente ai tempi di “Under the Sign of Hell” ma spetta a “Destroyer” e ai suoi echi slayeriani decretare la definitiva deflagrazione sonora della serata. Chiudono la serata “Incipit Satan”, “Krig” e “ Kala Brahman”, tratta dall’ultimo album della band. Un bis ci poteva stare ma il concerto finisce qui. Prima dei Gorgogorth, hanno suonato gli ungheresi Archaic, gli americani Death Rattle e i norvegesi Aeternus, che in passato hanno fornito più di qualche musicista agli stessi Gorgoroth.