Capita, talvolta, che il Festival di Sanremo offra l’occasione di esporsi al grande pubblico ad artisti che, pur essendo attivi da tempo, hanno sempre operato entro una cerchia più ristretta di seguaci. Si può dire sia stato così per Brunori Sas, all’anagrafe Dario Brunori, cantautore di origine calabrese arrivato terzo all’edizione del 2025 con il brano “L’albero delle noci” con il quale ha intitolato il suo sesto album in studio (prodotto da Riccardo Sinigallia).

Il disco è arrivato senza fretta né pressioni discografiche, dopo un lungo periodo di gestazione; l’autore lo vuole intendere come un momento di rigenerazione e di cambiamento, che ha richiesto il giusto tempo per avvenire. L’opera è dedicata all’albero delle noci che sta nel giardino di casa di Brunori Sas, nel borgo calabrese di San Fili; per l’artista, esso rappresenta una fonte d’ispirazione e di compagnia durante le sessioni compositive. La copertina del disco propone, però, una sola noce, in quanto immagine più diretta e meno complessa di quella dell’albero.

Ed è diretto pure il tono dei testi del nuovo album di Brunori Sas, che riesce ad essere comunicativo senza perdere profondità. Si comincia con “Per non perdere noi”: una riflessione matura sulla sfida delle relazioni, di cui non si trascurano i momenti complicati, che anzi vengono affrontati e superati. Si prosegue con la title-track, “L’albero delle noci”, dedicata alla figlia Fiammetta, di tre anni e mezzo; si tratta di una ballata dolce e appassionata in cui l’autore non ha paura di rivelare le proprie debolezze, che vuole incontrare e vivere attraverso la musica. Il testo, sincero e consapevole della complessità che coinvolge il mondo e ogni essere umano, può considerarsi un esperimento “tra il passato e il futuro”, visto che la destinataria della canzone, oggi bambina, avrà modo di scoprirne il vero significato una volta che sarà cresciuta.

“La ghigliottina” esprime – non senza volontà provocatoria – uno sfogo quasi rassegnato sul ruolo dell’amore e sulle possibilità dei cantautori nella società contemporanea; il ritmo punk che assume il pezzo ad un certo punto supporta il tono incalzante del testo (oltre che del titolo). Echi di “Cosa sarà” (Lucio Dalla e Francesco De Gregori) in “La vita com’è”, ancora una volta un brano schietto e riflessivo. Brunori non tralascia mai di mettere in discussione le certezze della coscienza dell’ascoltatore; non lo fa, però, da un pulpito di predicazione infallibile, non è un cattedratico delle verità, bensì si pone in un con-sentire assieme all’ascoltatore, mette alla prova sé stesso – in fondo, ogni volta che si canta si canta anche a sé stessi.

Allegria e inquietudine in “Pomeriggi catastrofici”, spensieratezza e accoramento in “Fin’ara luna”, brano in dialetto calabrese che ricorda lo stile canoro di Rino Gaetano. “Il morso di Tyson” parla di un amore maturo che ha accettato lo scorrere del tempo e i cambiamenti che avvengono nel corso di una relazione; riflessione interessante, soprattutto perché la fase matura di una storia d’amore è solitamente poco affrontata nei testi delle canzoni, a differenza dei momenti iniziali o finali (un altro cantautore che ha descritto un amore maturo è Niccolò Fabi con “Una mano sugli occhi”, 2016). “Luna nera”, invece, riflette su un’umanità che ha smesso di guardare in alto, non dona più attenzioni alla luna e si è dimenticata della sua origine celeste. La presenza della luna nella notte è una speranza, ma all’autore sembra scomparire e cedere alla tristezza dei suoi figli, oramai lontani da lei. Il testo è un dialogo quieto e intenso tra l’autore e la luna, personificata come madre (e amante?) nella notte. Il pezzo conclusivo, “Guardia giurata”, immagina gli ultimi attimi prima di una nascita come l’imminente fine del mondo e l’inevitabile inizio di un altro; questa commistione tra amore e percezioni apocalittiche ricorda al sottoscritto certe suggestioni emerse (pur con altre intenzioni) in un altro brano di Brunori Sas, “Al di là dell’amore”, tratto dall’album “Cip!” (uscito nel 2020).

Passione e delicatezza, dramma e riflessione: sono queste le linee direttrici che attraversano “L’albero delle noci”, un’opera di maturità per Brunori Sas, capace di esporsi senza paura e di narrare con coraggio, sincerità e con un tocco d’ironia il proprio racconto personale, pronto a raggiungere e stimolare il cuore degli ascoltatori.

Foto di Chiara Mirelli