Dei Lumineers si può dire che facciano più o meno sempre la stessa cosa e questo invece di essere interpretato come un commento negativo va al contrario considerato un pregio. Perchè quello che fanno loro non lo sa fare così nessun altro. E’ più di un tratto distintivo, è quasi una filosofia di musica e di vita. Quiete, autoironia, un po’ di malinconia e melodie fatte per farti stare bene.

Uno sguardo certamente rivolto al passato, ma che non ti fa sentire né vecchio né demodé. A suo modo, è musica senza tempo. “Automatic” è il quinto album e non si discosta dal copione, per fortuna verrebbe da dire, che di band che hanno provato a sparigliare le carte facendo disastri ne conosciamo a iosa. L’iniziale “Same Old Song” è quasi un manifesto di intenti, sottolineato da un video in cui scorrono immagini vintage e poi sono le persone, prima ritratte da giovani, a diventare vintage. E anche sottolineare che “cantiamo sempre la stessa canzone” è emblematico e non va preso ovviamente alla lettera ma in modo rassicurante. In un mondo di precarietà e paure crescenti, che sono il tema del pezzo, siamo sempre qui, facciamo ancora la musica che ti fa stare bene. Non che i Lumineers non sappiano entusiasmare o divertire, sia chiaro. La seconda traccia, “Asshole” ci dice che la band sa anche non prendersi troppo sul serio e suscitare un sorriso nell’ascoltatore. La titletrack, che corre su una melodia leggera, ti porta in territori ancora diversi e mostra plasticamente quello che i Lumineers sanno fare anche con poco, pochissimo. Nel minimalismo che sembra emergere in questa musica c’è in realtà una varietà di arrangiamenti curatissimi, strumenti quasi solo acustici, mai maltrattati ma amalgamati benissimo, ritmi che variano sensibilmente.

E poi, dopo che ci hanno cullato nel loro pezzo forse più tenue, una “Better Day” basata tutta sulla melodia di un cantato magico, i Lumineers ci dimostrano che non è che sanno fare solo cose leggere e quiete e ci salutano con “So Long”, cinque minuti di ballata elettrica con finale prolungato in crescendo, che entusiasma su disco, possiamo immaginare quanto saprà farlo sul palco nel tour mondiale, già prevedibilmente sold out, che sta per partire.

In definitiva, un disco che non perde un grammo di identità e che allo stesso tempo non concede nulla alla ripetitività.

La storia continua.