Nati dieci anni fa e con quattro album all’attivo, i Sergeant Thunderhoof hanno sempre avuto tutto, dal concept musicale al sound, per diventare una band cult.

I lavori precedenti culminavano nel più recente “This Sceptred Veil”, un’opera che sottolineava la ormai raggiunta maturità.

Oggi i quattro musicisti inglesi danno alle stampe il loro capolavoro, un album che pur mantenendo le caratteristiche che hanno reso i Sergeant Thunderhoof una band unica, riassume in soli quarantacinque minuti (una novità di non poco conto, visto la durata degli album precedenti) il credo musicale e concettuale dei nostri.

La band di Bath lascia (almeno per ora) i temi sci-fi per concentrarsi sulle leggende della propria terra dando alle stampe un album di una epicità esoterica fuori dal comune.

Progressive, psichedelia, doom metal sono le caratteristiche di un sound ormai unico e riconoscibile che rende “The Ghost Of Badon Hill” un enorme passo avanti per questo combo (Jim Camp al basso, Dan Flitcroft alla voce, Darren Ashman alle pelli e la coppia di chitarre formata da Josh Gallop e Mark Sayer).

Più melodico ed heavy rispetto al passato, l’album consta di sei tracce medio lunghe che passano con disinvoltura tra parti psych/prog ad altre heavy doom, con un’attenzione ai dettagli ed un lavoro in consolle da top player.

Ne esce un vangelo su come suonare heavy doom metal nell’anno di grazia 2024 grazie a sei capitoli che fanno di “The Ghost Of Badon Hill” un lavoro di altissima qualità, almeno per il genere proposto.

Nominare un brano rispetto ad un altro sarebbe solo superfluo, ma il doom epico di “Blood Moon” merita comunque la vetrina! Chapeau!