Un giorno, fra chissà quanti secoli, andremo ad abitare tutti su Marte, ma ci saranno comunque ancora nuovi dischi, film, documentari e probabilmente anche inediti sui Beatles. E saranno comunque sempre imperdibili. Come la giri, che siano i Beatles in giacca, cravatta e zazzera della prima ora o i capelloni sperimentatori musicali estremi, la storia di quegli otto anni di puro delirio collettivo, è perfetta da ogni lato. Il lato in questione, stavolta, è il 1964 e il tema è la conquista degli Stati Uniti da parte dei Fab Four. Per rimettere mano alle immagini, già edite a parte venti minuti nuovi di zecca e rielaborati, girate dai due fratelli documentaristi Albert e David Maysles, si è scomodato addirittura sua maestà Martin Scorsese in veste di produttore. Praticamente i fratelli Maysles intercettarono i Beatles all’arrivo a New York e non li mollarono più, girando qualunque momento, con una enorme e pesantissima telecamera in spalla e un microfono direzionale in mano, ottenendo di entrare nelle stanze di albergo insieme a loro, seguendoli in tutte le occasioni, compreso il primo concerto tenuto a Washington (primo loro live di sempre negli Usa). Vedi i Beatles assediati dalle fans, i Beatles stravaccati sui divani che suonano o si scambiano battute, i Beatles in momenti di divertimento, alle prese con una radio a transistor che trasmette la loro canzone e molto altro. Il centro del documentario è comunque la partecipazione all’Ed Sullivan Show, quando 73 milioni di americani si misero davanti alla tv per vedere questi fenomeni, che in un istante cambiarono la vita letteralmente di migliaia di persone (probabilmente centinaia di migliaia). La lista degli artisti che individuano in quell’esibizione la svolta della loro esistenza è assolutamente sterminata (qualche nome: John Fogerty, Tom Petty, Gene Simmons, Billy Joel, Ann e Nancy Wilson) e qui vediamo l’assoluta incoscienza con cui i quattro, fra una risata e una gag, si presentarono al momento forse più importante della loro carriera. (Vedi il trailer)

Ma vediamo molto di più dei Beatles prima maniera che suonano e cazzeggiano. Per esempio il documentario, che intervista numerose star che ricordano quel momento, si concentra anche sulle fans. I Maysles catturano in presa diretta un po’ di tutto, comprese le ragazze e i ragazzi fuori di testa. E poi il documentario va a scovarne alcuni, come sono ai giorni nostri. E qui si capisce qualcosa di fondamentale: che in quel 1964, quando i Beatles arrivarono in un’America ancora sconvolta dall’assassinio di Kennedy, avvenuto pochi mesi prima, i ragazzi non assistettero solo a un’esibizione indimenticabile, ma videro la loro vita cambiare in un’istante e per sempre. C’è una signora ormai attempata che dice “da quel giorno non riesco più ad ascoltare i Beatles in un luogo pubblico. Se sento una loro canzone magari al supermercato, sono costretta a fermarmi e abbassare la testa. E’ troppo importante per me, troppo personale”.
E un anziano signore che all’epoca era poco più che un ragazzino esplicita ancora meglio il concetto, prima di mettersi a piangere: “I Beatles quella sera ci incoraggiavano ad essere felici”.
E poi c’è ancora un particolare incredibile, che magari qualcuno di voi venticinque lettori potrà aiutarmi a confermare. A un certo punto i Beatles sono in una stanza d’albergo e John Lennon suona una melodica. Proprio una cazzo di melodica di plastica, di quelle che ci hanno tormentato alle scuole medie. Beh, o io sono scoppiato o a un certo punto suona un pezzettino dell’intro di ‘Strawberry Fields Forever’. La scriverà solo tre anni dopo; un brano che ha fatto epoca. Ma uno spunto lo tira fuori già lì, in piedi in una stanza di hotel, con una melodica. Fottuti geni…
