Quando nella presentazione di questo album leggi che il primo singolo è Lucinda Williams che canta ‘While My Guitar Gently Wheeps’ capisci che la recensione è bell’è fatta e potremmo chiuderla qui. Una delle canzoni più struggenti della storia del rock cantata da una delle voci più struggenti, sofferte, intense che il rock abbia conosciuto. Che cosa potrebbe andare storto? Niente. E infatti niente va storto e “While My Guitar…” è una perla che dà nuova linfa e colore al pezzo di George Harrison, anche senza Eric Clapton a fare l’assolo.

Lucinda Williams dedica il settimo capitolo della sua serie “Lu’s Jukebox” (cominciata durante la pandemia, vedi che non è stato tutto e solo un male?) ai Beatles e va ad Abbey Road a cantarli, proprio dove questi pezzi hanno preso vita e forma. Il primissimo momento di ascolto è un po’ straniante perché non è abituale sentire gli inglesissimi Beatles cantati con l’accento della Louisiana. Ma è questione di un attimo: Lucinda rispetta il dettato dei Fab Four pur facendo sue le canzoni. Dovendo proprio fare dei distinguo, nei pezzi di George (c’è anche “Something”) e di John (“Rain”, “I’m So Tired”, “Yer Blues”) la riuscita è perfetta, forse meno con qualche episodio di Paul (“Let It Be” è la più scolastica fra le esecuzioni).

Ma parliamo di niente: era grande musica già prima e Lucinda ne dà una bellissima e coinvolgente interpretazione, facendo anche qualche scelta originale e inattesa, da “I’m Looking Through You”, gemma spesso dimenticata, a “Can’t Buy Me Love”, pezzo della prima fase dei Beatles sorprendentemente ingigantito dall’arrangiamento yankee. La finale “The Long And Winding Road” forse è quella che Paul Mc Cartney ha cercato praticamente per tutta la vita, dopo gli stravolgimenti di Phil Spector e i tentativi di ripulitura successivi. E invece era qui, semplice semplice, speriamo che Sir Paul ne prenda nota.