Nonostante abbia fatto tre dischi acustici, di cui almeno due epocali, un disco folk (“Seeger Sessions”), uno praticamente strumentale (‘Western Stars’), uno di cover rythm and blues (“Only The Strong Survive”), uno spettacolo teatrale (‘On Broadway) il volgo è portato a pensare che il Boss sia sempre il solito vecchio Springsteen che fa sempre la sua cosa, il rock’n’roll sudato saltando di qua e di là e facendo divertire il pubblico. E lo avrà pensato anche all’uscita di questo “Road Diary”, che documenta l’ultimo tour, quello legato a “Letter To You”, quello che lo ha riportato in giro dopo il Covid. Il volgo si sarà chiesto “Ma perché un altro live, visto che in video esistono già “Live In New York City”, “Live in Barcelona”, “London Calling Live in London”, senza contare il fatto che grazie ai fans, su YouTube sono a disposizione tutte le canzoni dell’ultimo tour in multicam?

Ecco, caro volgo, non avete capito niente: “Road Diary” è la porta che si apre sui segreti che la E Street Band finora aveva sempre mantenuto in un’aura di leggenda. Per esempio, come fa Max Weinberg a capire quando stoppare, quando staccare, quando cambiare pezzo? Ora lo saprete. Per esempio, come fa la E Street a seguire il suo Boss nei suoi folli e improvvisati cambi di scaletta, nei pezzi a richiesta decisi in base ai cartelli raccolti fra il pubblico? Ora lo saprete. E come fa a portarsi dietro almeno cinquanta pezzi come ossatura base del tour, al netto degli imprevisti? Ora lo saprete. Vedrete il Boss di una volta e quello di oggi e potrete confrontarne l’atteggiamento live. Vedrete, anche questo finora era leggenda, Springsteen giovane che si gira tutta l’arena del concerto vuota per ascoltare da ogni lato come il pubblico riuscirà a vederlo e sentirlo. Sentirete Little Steven spiegare come vengono arrangiate le canzoni e molto altro. Sarebbe già tanto, ma questa in realtà è la punta dell’iceberg. “Road Diary” è un momento esistenziale, è il racconto di una fase della vita. Perchè se è vero che Springsteen cambia scaletta più spesso dei calzini, è anche vero che l’ultima è stata forse l’unica tournee in cui per un lungo periodo la tracklist è rimasta invece bloccata, quasi immutabile. E noi vediamo Springsteen durante le prime prove del tour, con un pacco di testi di canzoni in mano, mentre le mette in fila, le scambia, le riordina fino a definire la sequenza esattamente voluta, la storia che ha voluto raccontare. Perchè il tour di “Letter To You” in realtà, è il primo in cui Bruce è stato costretto a chiedersi se ce ne sarà un altro in seguito. Sì ragazzi, anche il Boss coi suoi 75 anni ha cominciato ad affrontare l’ultima fase della vita ed è questo il racconto che ha voluto mettere in scena per tutta la prima fase di questa lunghissima tournee. Ed è vero che quest’anno la sequenza ha cominciato a variare finchè siamo tornati a esibizioni di quattro ore con dentro di tutto (ad Halloween ha addirittura aperto lo show con “Ghostbusters”…) ma è anche vero che due pezzi (anzi tre) non si sono mai spostati dalle loro posizioni: “Last Man Standing”, in cui racconta di essere l’ultimo ancora in vita della sua prima band, i Castiles, con tutto quello che ne consegue in termini di ricordi e domande; seguita da una “Backstreets” mai così intensa, proprio perché dedicata ad amicizie che cominciano a diventare eterne. E poi “I’ll See You In My Dreams” in chiusura di concerto, la bellissima riflessione di Springsteen sulla morte, proprio lei: “For death is not the end. And I’ll see you in my dreams”.

Comunque se vi state deprimendo, non è il caso. Il film si chiude con la domanda che tutti ci stiamo facendo. Ci saranno ancora concerti? Ed è proprio lui a rispondere in chiusura: “Continuerò finchè ne avrò la forza. E’ il mio lavoro”.

P.s. 1 il video si chiude con quella già celebre sequenza che Springsteen postò su Instagram nel giorno della morte di sua mamma Adele. Lui e lei sotto la veranda che ballano, allegri e un po’ buffi. Adele è stata l’anima della famiglia Springsteen, orgogliosamente possiamo dire che è la sua metà italiana, quella che ride, si diverte e che lo fa finché riesce a stare in piedi.

P.s. 2 è uscita anche la colonna sonora audio di “Road Diary”, la trovate su Spotify e ci sono ben cinque pezzi tratti dal famigerato concerto di Ferrara, che scatenò tante polemiche all’epoca, causa alluvione in Romagna. Sembra una sorta di risarcimento e manifestazione di stima per quei 60mila che andarono comunque, in impermeabile e stivali, a salutare il ritorno del Boss.