L’ultimo concerto? Forse è un bluff, ma è stata comunque una serata vissuta con l’emozione di un grande addio. Omar Pedrini saluta il suo pubblico con un concerto indimenticabile.

Schietto, simpatico, emozionato. Così abbiamo visto Omar Pedrini, lo zio rock di tutti noi che abbiamo vissuto gli anni ‘90 come la nuova grande frontiera del rock. Erano gli anni di “Viaggio Senza Vento” e “2020 Speedball”, di un’energia rock che ha travolto anche l’italia e di cui i Timoria, con pochi altri nomi, erano protagonisti assoluti.

Ma Omar ha saputo poi reinventarsi ed infatti il concerto, due ore e un quarto di musica, si è mosso tra rievocazioni del passato e la sua ottima carriera solista, trascinando un pubblico non solo caloroso, ma partecipe, vivo, coinvolto e arrivato da tutta Italia, isole comprese, chiamato in causa con dediche personalizzate, anche a chi non c’è più, da un Omar sicuro e padrone del palco, anche nei momenti più toccanti.

Importante e di grande spessore tecnico la band, a cominciare dal cantante Davide Apollo che ha rilevato con sicurezza le parti di Francesco Renga e del talentuoso chitarrista e polistrumentista Carlo “Octopus” Poddighe, personaggio centrale in tutti i pezzi. Ma ripeto, l’intero gruppo è stato protagonista, con tanto di momento a due batterie (con ospite Beppe Facchetti, nella band per diversi ann) che ha letteralmente mandato in frantumi il The Factory, ma anche altri ospiti si sono alternati sul palco.

E così tra urla, lacrime e sorrisi scorrono “Via Padana superiore”, “Che ci vado a fare a Londra” che, con un gioco di accordi, sfocia in un’inattesa “Shine On You Crazy Diamond” di pinkfloydiana memoria, una versione di “Amsterdam” travolgente, il classico “Senza vento” che ha fatto battere i cuori di tutti, per non dire di “Milano (non è l’America)”, le suggestioni di “Verso Oriente”, “Frankenstein”, “Ombre etrusche”, “Casa mia” e una potente “Il guerriero” in chiave metal, “Sole spento”, fino al bis commovente di “Freedom”, cantato a piena voce da tutto il pubblico. Si accendono le luci, la gente si abbraccia, sorrisi e lacrime si mescolano, l’emozione è così forte che fa quasi male.

Forse come dice il nome del tour “Omar Pedrini 35, dai timoria ad oggi: goodbye rock ‘n’ roll”, a causa di un cuore dolce, ma ballerino, questa sera è un addio, ma è stato un viaggio bellissimo e pazzesco, sempre contro vento.

Grazie di tutto Omar, delle parole, la musica, sorrisi, la musica, la poesia e tutto il resto, ma tanto in qualche modo ci si rivede sulla strada.

La Rock Family del maestro di cerimonia Omar Pedrini, chitarra e voce è formata da Carlo “Octopus” Poddighe (chitarra, tastiera e voce), Stefano Malchiodi (batteria), Mirco Pantano (basso e voce), Davide Apollo (voce), Simone Zoni (chitarra e voce).

“Sono stati 35 anni meravigliosi. Ora farò il contadino” (Omar Pedrini)