Certo che se qualche anno fa mi avessero detto che nel 2026 avrei scritto due righe su di un nuovo album dei Rolling Stones, mi sarei messo a ridere prima di mandare tutti a quel paese. E invece, dopo sessant’anni abbondanti di una carriera che passa agevolmente dal leggendario al miracoloso i Rolling Stones sono ancora qui, fanno nuova musica, si mettono in gioco senza perdere un grammo di quell’energica aurea che li ha sempre contraddistinti, creando ancora una volta grandi brani che racchiudono gelosamente il segreto del rock’n’roll. Andrew Watt produce il nuovo album, intitolato “Foreign Toungues” dove i tre “Stones” riescono nell’impresa di migliorare il mood del precedente “Hackney Diamonds”. Mick Jagger ci tiene per i cosiddetti con una prestazione da giovane trentenne con la voglia di spaccare il mondo e l’album ne giova risultando una raccolta di fenomenali hit. Se non fossimo ormai tenuti in ostaggio dalla tecnologia, “Foreign Tongues” in formato cassetta andrebbe infilato nella vecchia auto per farlo suonare più forte che la vostra scassata autoradio può per poi correre come se, invece di aver passato il mezzo secolo, foste ancora dei giovani pazzi innamorati della vita. E allora senza più aspettare lasciate che la nuova musica creata per voi da Keith Richards, Mick Jagger e Ronnie Wood, torni a farvi sognare, ballare e vivere grazie a brani coinvolgenti come “Rough & Twisted”, “Jealous Lover” o “Divine Intervention”. Un album sorprendente, da vivere, bellissimo dall’inizio alla fine, cosa volere di più dal rock’n’roll???? Grazie Rolling Stones!!! (Alberto Centenari)

Non finiscono mai i stupire  Mick Jagger, Keith Richards e Ronnie Wood che dopo l’eccellente “Hackney Diamonds” vincitore di un meritato Grammy come Best Rock Album, prodotto da colui che era riuscito anche a rivitalizzare il vecchio Ozzy, il giovane Andrew Watt. “Foreign Tongues” è il  diretto proseguo di “Hackney”, vengono da quel periodo infatti da quelle sessioni la gran parte del nuovo materiale, poi rifinito e nel giro di un mese ai Metropolis Studios di West London, sempre registrato insieme a Watt. I Rolling Stones sono affiancati dai loro collaboratori abituali, tra cui Darryl Jones (basso), Matt Clifford (tastiere) e Steve Jordan (batteria), inoltre il disco include una traccia di batteria di Charlie Watts, registrata durante una delle  ultime sessioni in studio prima della sua scomparsa nel 2021. Ospiti speciali  Steve WinwoodPaul McCartneyRobert Smith dei The Cure  e Chad Smith. Il disco parte con tre bombe fantastiche, “Rough and Twisted” un bel blues elettrico, fantastico  “Four On The Floor”, classico shuffle’s Stones con le slide guitar e i singoli “In The Stars” e il soul di “Jealous Lover” che ricorda molto un loro vecchio brano. Uno dei miei brani preferiti è sicuramente “Divine Intervation”, puro rock’n’roll con il supporto dei fiati, la cover “You Know I’m No Good” del brano di Amy Winehouse e cosa dire della chiusura del disco? “Beatiful Delilah”folk blues acustico per chitarra e voce che ci riporta a quel famoso incrocio dove Robert Johnson vendette la sua anima. Alla loro età, con una  carriera di oltre sessant’anni alle spalle potrebbero vivere di rendita, invece ci propongono ancora buoni dischi da tramandare ai nostri giovani rock’n’roller! (Alessio Antonietti)

Faccio una breve premessa: riconosco ai Rolling Stones tutta la loro grandezza, la certezza postuma che senza la coppia Jagger/Richards il rock non sarebbe stato quella cosa bella che conosciamo, tuttavia non sono miai stati i miei preferiti. Con questo non gli tolgo nulla della loro aurea leggendaria e il mio parere conta come il due di coppe, ma mi sembrava giusto dirlo. Eppure ascolto questo – centesimo? millesimo? – disco e resto senza parole. Come si può dopo sessanta anni di scrittura, studi di registrazioni e palchi e interviste e rotture di palle, riuscire a fare un disco così… vero. Ecco non mi viene una definizione migliore di VERO, perché ascolti la chitarra di Richards che ruggisce in  “Mr. Charm” e il refrain ammaliante di “In The Stars”, un singolo con un video bellissimo che dovete solo vedere, il ritmo incalzante di “Divine Intervention” con quel falsetto di Jagger che sembra innaturale a quasi 80 anni o lo shuffle di “Jealous Lover” e ancora il rock’n’roll puro di  “Hit Me In The Head” e non puoi pensare che siamo a un passo dal miracolo, perché in ogni passaggio senti vitalità e vibrazioni positive. Sicuramente il produttore Andrew Watt, uno che in questi ulti anni ha raggiunto risultati strabilianti con tante star del rock e del pop, ha i suoi meriti, ma tutto il resto è farina di Mike Jagger, Keith Richards e Ron Wood. Non so se ascolteremo nuovi dischi degli Stones, ma se questo è il saluto, era difficile fare di meglio. (Gianni Della Cioppa)