I Grant Lee Buffalo hanno attraversato gli anni Novanta con quattro album esaltati dalla stampa dell’epoca e dagli appassionati di rock americano dal taglio cantautorale.

Oggi Grant-Lee Phillips, leader di quello storico combo, nonché artista visivo, polistrumentista e paroliere, torna sul mercato con il suo dodicesimo album solista, questo bellissimo lavoro dal titolo “In The Hour Of Dust”, raccolta di brani intimamente pacati, autobiografici e personali, dove ogni nota è al servizio di testi profondi, raccontati con un piglio acustico e cantautorale sopra le righe.

Sua la produzione, così come sua la bellissima copertina ripresa da un suo dipinto e ogni nota lasciata ai posteri da questo poeta del rock a stelle e strisce, aiutato da una manciata di turnisti come Jay Bellerose (batteria), Jennifer Condos (basso) e Patrick Warner (tastiere).

Un che di alternative passa tra lo spartito di brani come la splendida “She Knows Me” o dell’opener “Little Men”, canzoni di una bellezza disarmante dove la voce di Phillips ben si amalgama con lo scorrere di note rock/acustiche.

Non si rinvengono ispirazioni o influenze di altri artisti, troppo forte è la personalità di questo artista di Nashville, magari si riesce a cogliere nelle varie atmosfere, dove il nostro regala grandi momenti di cantautorato americano (Someone, American Lions) che passa attraverso gli anni come un corso d’acqua incontaminato, un’America lontana dai deliri politico/sociali in cui si è smarrita.