Prendete un gruppo di musicisti affermati riuniti da un’idea del cantante, chitarrista e compositore Dave Alvin.

Portateli in uno studio sistemandoli rigorosamente in cerchio, date loro una manciata di brani oscuri, creati principalmente da artisti degli anni sessanta, e lasciate che il flusso di note scorra in un rito dove psichedelia e sperimentazione abbiano la strada spianata verso un modo di fare musica di un altro tempo.

Questo è “Right Now!”, terzo album dei The Third Mind (Leggi la nostra recensione di “Live Mind”, nda), progetto nato dalle menti di Dave Alvin e dal bassista Victor Krummenacher, aiutati dal chitarrista David Immergluck (Counting Crows, John Hiatt, Monks Of Doom, Camper Van Beethoven), dal batterista Michael Jerome (Richard Thompson, Better Than Ezra, John Cale e da Jesse Sykes, ammaliante sacerdotessa di questi oscuri riti psichedelici.

Un album ancora una volta come in passato da vivere pienamente, comprendente sei cover e un solo brano originale composto da Alvin che non si discosta dal mood del disco, andando a formare straordinari puzzle musicali dai colori che sfumano dal nero al grigio, litanie psych rock rese ancora più efficaci da una Sykes fenomenale.

“Before We Said Goodbye” porta con sé i migliori solo della track list, pensata dal compositore statunitense per la propria sei corde, ma le emozioni sono da dividere tra tutte le tracce presenti, dalle acustiche visioni di “Shake Sugaree”, che cresce di drammaticità con l’entrata degli strumenti elettrici, o la “Reno, Nevada” di Richard Farina, dove è il blues che prende per mano il brano fino a portarlo verso la perfezione.

Il folk (in origine) di Darkness, Darkness di Jesse Colin Young diventa nelle mani dei The Third Mind un crescendo di cupa musica psichedelica.

Un album che inquieta e che ci consegna una Jesse Sykes profondamente cupa, perfetta musa oscura di questo bellissimo lavoro, imperdibile.