Si dice che il terzo album per un gruppo sia quello della consacrazione, quello che finisce di gettare le basi per una carriera importante, aldilà del successo commerciale ottenuto fino ad allora.
I Piper & The Hard Times bruciano le tappe con il loro secondo album, “Good Company” successore dell’acclamato debutto intitolato “Revelation” ed uscito solo lo scorso anno.
Un anno che ha portato tante novità, belle e brutte in una band che, con soli due lavori, sta regalando molto alla scena blues in fatto di qualità e feeling.
Un sound, quello della band di Nashville, che racchiude il meglio della musica nera americana, dal blues, al soul, al funky.
Anche in questo nuovo lavoro la fa da padrona (oltre ad un groove straordinario) la voce di Al “Piper” Green, splendido interprete della musica sanguigna, muscolare e vibrante del gruppo, a cui purtroppo hanno diagnosticato un cancro proprio durante le registrazioni dell’album.
Album che esce comunque, aspettando il ritorno della band sui palchi, grazie anche alla comunità blues che si è stretta intorno al cantante pronto a combattere la propria battaglia, accompagnato da Steve Eagon (chitarra), Dave Colella (batteria), Amy Frederick (pianoforte, organo), Parker Hawkins (basso), con l’aiuto importante dei due sassofonisti Eddie Meyer e Charlie DiPuma, l’organo di John Wallum e le voci di Lisa Oliver-Grey e Etta Britt.
L’album non ha un momento di tregua e, anche quando i ritmi si fanno meno martellanti, la tensione rimane alta, l’atmosfera elettrica e groove di brani come la title track o “Keep It To Yourself” si scontra con il blues emozionante di Those Days” e “In The Meantime” dove la voce ispirata da anni di Gospel di Green alza centimetri di pelle d’oca.
Grandi riff rock blues nella citata “Keep It Yourself” e “Runaround Man”, splendidi cori che ricamano brani dal feeling straordinario come “My Place” valorizzano un album straordinariamente irresistibile.
Augurando una pronta guarigione ad Al “Piper” Green, non possiamo che consigliare a tutti questo splendido secondo album dei “Piper & The Hard Times”, sicuramente protagonista della mia play list targata 2025.
