Christone Ingram, per gli amici e i fans solo “Kingfish”, torna sul mercato con il terzo album in studio dopo i fasti dei due lavori precedenti (l’esordio omonimo licenziato nel 2019 e l’ormai best seller 662 uscito nel 2021), con la parentesi live rappresentata dal mastodontico “Live In London” recensito su queste pagine.

“Hard Road” conferma sicuramente il giovane chitarrista di Clarksdale (Mississippi) come uno dei più accreditati artisti odierni nel rappresentare il blues nella sua forma più classica anche se. ricordiamolo, siamo nel 2025 e Kingfish giustamente non rinuncia ad arrangiamenti e produzione al passo coi tempi.

Qualcosa è cambiato dai primi due lavori: l’ormai ventiseienne chitarrista statunitense, non può più essere considerato solo un ragazzino prodigio, ma un musicista maturo e consapevole del suo straordinario talento.

Il tutto sempre al servizio dei brani con il sound di questo nuovo lavoro che è ancora più vario ed elegante rispetto a quello dei due album precedenti.

Kingfish si affida al suo estro chitarristico, dosando il tecnicismo per un più emozionante feeling soul/funk, lasciando che il blues/rock di brani come l’opener “Truth” si alterni con un innato talento per la musica “nera” di stampo soul.

La voce segue il ritmo fluido dei brani, perfetta nel suo raccontare la crescita umana di questo nuovo eroe del genere, ormai chiamato da chiunque dei suoi colleghi voglia la sua riconoscibile firma sui loro brani.

E le tante collaborazioni hanno insegnato molto al nostro, in grado di realizzare un disco adulto, maturo e perfettamente bilanciato tra raffinatezza ed irruenza.

Non si può non nominare tra le altre, canzoni come le hendrixiane “S.S.S” e “Voodoo Charm”, o “Nothing But Your Love” e “Clearly”, facce della stessa medaglia ma perfetti esempi della varietà di stile ed approccio di questo nuovo album.

Prodotto dal solito Tom Hanbridge, questa volta raggiunto da Nick Goldstone e Patrick Hayes (a formare una squadra vincente su tutti i fronti), “Hard Road” non mancherà di aprire quelle poche porte ancora chiuse e aiutare “Kingfish” a raggiungere il gradino più alto nell’olimpo del blues odierno.