Cody Jinks è sempre stato il classico country man, chitarra da una parte e bicchiere dall’altra, con una discografia invidiabile che arriva oggi al dodicesimo album in più o meno vent’anni di carriera che gli hanno permesso di diventare uno degli artisti più rispettati della sua generazione.
Ora, a quarantaquattro anni suonati, Jinks si mette in discussione, ripudia gli eccessi e si pone al mondo come artista e uomo maturo.
Il risultato è “In My Blood”, nuovo album che segue di appena un anno il precedente “Change The Game” e il tributo a Lefty Frizell.
Il lavoro si pone come riassunto di una vita e di una carriera che lo hanno visto sempre al limite, con gli inizi nel metal e poi nel rock americano e nel country/roots dove il musicista texano ha trovato la sua strada.
“In My Blood” vede Jinks ancora una volta accompagnato dai Tonedeaf Hippies, chiudersi nel Sonic Ranch di Tornillo ed uscire con undici tracce di musica country/roots d’autore, sentita e profondamente personale nei testi e in quell’approccio che ne hanno fatto uno dei più apprezzati personaggi della scena.
Il singolo che dà il titolo all’album con la partecipazione di Charlie Starr, leader dei Blackberry Smoke, la dice lunga su mood e potenziale dell’album.
Spesso in bilico tra country ed elettricità southern, Jinks affonda il coltello nel cuore degli ascoltatori, e non sono solo i testi a fare la differenza, ma un sound che incarna il malinconico tirare le somme di un pezzo di vita, grazie a piccole gemme come l’opener “Better Than The Bottle”, “Something Wicked This Way Comes”, la ballad country “Lonely Man” e l’emozionate title track.
Un ottimo ritorno che tanto sa di sunto prima di una nuova ripartenza.
