Quinto album in studio per gli Inglorius di Nathan James, uno dei cantanti più quotati della odierna scena hard rock.

Quattro anni dopo il precedente “We Will Ride”, il gruppo inglese torna con “V”, rilasciato dalla nostrana Frontiers e pronto a scalare classifiche e gradimenti grazie ad un sound che dai primi due bellissimi lavori (l’esordio omonimo  licenziato nel 2016 ed il seguente “Inglorius II” uscito un anno dopo) è cambiato, mutando approccio e impatto, lasciando ormai definitivamente i territori hard blues che avevano contraddistinto la musica del gruppo, almeno fino al terzo “Ride To Nowhere”, pubblicato nel 2019.

Cambiamenti non solo nella musica prodotta ma pure nella line up che, in mano al talentuoso cantante, vede il ritorno del bassista e produttore Colin Richardson, il batterista Henry Rogers, in forza anche ai Touchstone e ai progsters Mostly Autumn, e del chitarrista Richard Shaw dei Cradle Of Filth.

Diciamolo subito: Nathan James è il mattatore assoluto di questo nuovo album, la sua voce è  ancora più potente ed arricchita dalle esperienze degli ultimi tempi con Trans Siberian Orchestra, Uli Jon Roth e il musical “The War Of The Worlds” di Jeff Wayne, risultando un fiume in piena a suo agio anche con l’approccio più moderno e, mi sia concesso, ruffiano dei brani raccolti in “V”.

Ne derivano groove a manetta, una sei corde che a tratti risulta registrata su toni più alti e aggressivi del metal (visto il nome del nuovo arrivato) e l’hard blues degli esordi che lascia definitivamente le rive del sound in forza alla band.

Fortunatamente ci sono ancora alcuni strappi alla ormai definita regola compositiva del gruppo, con una “In Your Eyes” che sembra uscita da qualche musical degli anni settanta, ma riveduta e corretta dai nuovi Inglorious, il rock’n’roll di “Say What You Wanna Say”, che senza il basso pulsante e moderno sarebbe un gradito ritorno all’hard rock di scuola britannica di metà anni novanta, e la favolosa “Stand” scelta come singolo e perfetto manifesto di cosa riesce a fare Nathan James con un microfono in mano. Un buon ritorno, in cui la sterzata stilistica (già annunciata sul precedente “We Will Ride”) trova il suo compimento, dando agli Inglorius la possibilità di imporsi definitivamente sulla scena hard rock odierna.