Iniziamo queste due righe sul nuovo album di cover blues dei The Dead Daisies con una considerazione: nel nostro paese il rock americano tradizionale è affrontato dagli addetti ai lavori in modo talmente superficiale (a parte rari casi) che basta un disco interamente di cover da parte del gruppo hard rock di turno per far gridare al miracolo.
E’ successo ultimamente con quel gioiellino che è “Orgy Of The Damned”, firmato da Slash, e ora ecco che John Corabi (altro personaggio che il blues ce l’ha nel sangue) e i The Dead Daisies diventeranno i secondi messia del padre di tutti i generi.
E mentre la scena blues, specialmente aldilà dell’oceano continua a regalare artisti monumentali come “Kingfish” (tanto per fare un esempio), nel nostro paese ci si ricorda dell’importanza del genere e dei suoi derivati solo quando escono operazioni di questo tipo.
Una premessa dovuta che ci porta a “Lookin’ For Trouble”, omaggio dovuto da chi il blues lo mastica da sempre e che con un microfono in mano assicura pelle d’oca a profusione.
I The Dead Daisies non hanno lasciato nulla al caso, si sono richiusi nei FAME Studios in Alabama come in passato fecero leggende come Aretha Franklin, Wilson Pickett, Etta James, Little Richard, Otis Redding e più recentemente Alison Krauss (si, quella cantante americana che ha collaborato recentemente con Robert Plant), The Turnpike Troubadors, Drive-By Truckers e Jason Isbell (artisti che trovate recensiti su Back In Rock o su quelle poche zine dedicate al rock a stelle e strisce), e hanno reso omaggio ancora una volta agli dei del rock e del blues.
Su Lookin’ For Trouble troverete dieci brani leggendari, dieci immortali tracce che sono la storia e l’inizio (per davvero) di tutto quello che avete ascoltato, state ascoltando e ascolterete in futuro.
Non si può ovviamente non nominare “Crossroads” del re dei bluesmans Robert Johnson e poi “Boom Boom del grande John Lee Hooker, “Going Down” , appena coverizzata dal grande Popa Chubby con Joe Bonamassa sul tributo al grande Freddy King (ah, la recensione la trovate su Back In Rock), la “Black Betty”, cantata in un passato remoto da Lead Belly e resa famosa dai Ram Jam sul loro esordio targato 1977, e poi uno dei brani più conosciuti, quella “Sweet Home Chicago” interpretata prima da Robert Johnson e poi diventata popolare con i The Blues Brothers, grazie al famoso capolavoro cinematografico.
Mi fermo, d’altronde è solo un album di cover dirà qualcuno…
Grazie The Dead Daisies.
Line Up:
David Lowy: Chitarra ritmica, fondatore della band.
Doug Aldrich: Chitarra solista e voce.
John Corabi: Voce solista
Michael Devin: Basso e backing vocals.
Tommy Clufetos: Batteria

- I’m Ready (Muddy Waters)
- Going Down (Freddie King)
- Boom Boom (John Lee Hooker)
- Black Betty (Lead Belly)
- The Thrill Is Gone (B.B. King)
- Born Under A Bad Sign (Albert King)
- Crossroads (Robert Johnson)
- Sweet Home Chicago (Robert Johnson)
- Walking the Dog (Rufus Thomas)
- Little Red Rooster (Howlin’ Wolf)