Nel nostro viaggiare musicalmente su e giù per gli States si fanno incontri con realtà che non ci si può esimere di proporre a chi è più attento a ciò che propone il rock tradizionale in quelle immense terre.

Tornando indietro di una trentina d’anni non si può non ricordare il successo che l’alternative country ebbe in quel periodo, con band diventate icone come i grandi Drive-By Truckers o i Blue Mountain.

St.Louis (Missouri) è il paese d’origine di Nick Gusman, dal 2018 sulla scena alt country con due lavori, “Dear Hard Times” uscito a suo nome e il successivo, uscito nel 2021 a nome Nick Gusman And The Coyotes, ed è con tale denominazione che vede la luce torna questo ottimo terzo album intitolato “Lifting Heavy Things”.

La particolarità del gruppo è l’avere nelle proprie fila musicisti con diversi background che formano un combo affiatato e con un sound che ingloba con disarmante facilità country, punk, alternative e indie rock.

Infatti, oltre a Gusman, troviamo Justin Hathar al basso (musicista di scuola hardcore), Jerry Reidy (batterista jazz), Sean Karney al violino (Bluegrass), il tastierista Tony Hall e il chitarrista Garrett Rangey (rock) per un’alleanza di generi che si fonde perfettamente nel sound alt country di questa nuova raccolta di brani.

Molto vario e pregno di umori cangianti l’album si fa ascoltare che è un piacere, passando dalle atmosfere southern di “Shortcut The Mountain” alle atmosfere blues di “Stray Dog” o “Sound Of A Broken Heart” e “American Dream”, la prima di scuola Tom Petty e la seconda intrisa di una dura denuncia sociale sul sogno americano infranto contro il muro del razzismo e la divisione di classe che ancora oggi sono piaghe radicate non solo negli States ma un po’ di tutto il mondo. Da ascoltare anche le atmosfere da ballata rock blues alla Bob Dylan della title track.

Un ritorno agli anni d’oro del genere, niente di nuovo quindi ma consigliato senza remore agli appassionati dei suoni d’oltreoceano.