Sono quasi mezzo secolo di anni di attività quest’anno per i Grave Digger, che pubblicano il loro ventiduesimo disco “Bone Collector” via ROAR music. La band tedesca annuncia un ritorno all radici, affermazione che odoroa di strategia pubblicitaria, ma effettivamente un leggero miglioramento rispetto alle ultime uscite si sente. La notizia del nuovo chitarrista Tobias Kersting (Orden Ogan) ha dato un alito di speranza, ma tornare alle radici risulta praticamente impossibile. Comunque possiamo tranquillamente affermare che il suono complessivo è old-school, con una produzione deliberatamente creata per consentire il suono heavy delle chitarre e della batteria.
ed al contrario della maggior parte dei loro album recenti che erano un mix di heavy metal e power metal, questo è molto più thrash oriented.
L’album prende il via con la title track, che si apre con un intro, prima che entrino in gioco i riff di chitarra che i fan si aspettano dalla band. Le chitarre hanno un suono molto classico, e Boltendahl canta graffiante come sempre.
“The Reach, The Poor, The Dying” accelera e la batteria si muove a un ritmo frenetico, con un lavoro di chitarra crudo e aggressivo e la voce intensa di Boltendahl, una delle migliori tracce del disco.
con il singolo “Kingdom of Skulls” si alternano passaggi lenti e veloci con un bell’assolo di chitarra molto potente.
“The Devil’s Serenade” è una classica canzone heavy metal, un brano abbastanza orecchiabile, adatto sicuramente ai live.
“Killing is My Pleasure” è in linea con le ultime uscite, power metal classico e potente.
“Mirror of Hate” e “Riders of Doom” sono i 2 brani più lenti e cadenzati del disco, con un lavoro di chitarra molto lento, scuro e di atmosfera in Riders.
“Made of Madeness” inizia molto leggera ma si trasforma quasi subito in bel brano sparato ad una buona velocità con un ritornello bello thrash.
“Graveyard Kings” è una traccia tipicamente Grave Digger . Ha un groove molto bello, che si sposta con cambi di ritmo, con lavori di chitarra e batteria pesanti e il ritornello è molto divertente e accattivante.
“Forever Evil and Buried Alive”, un’altra traccia frenetica e pesante quasi speed metal, aggressiva si ma divertente.
l’album chiude con “Whispers of the Damned” ballad con un bel lavoro di chitarra durante la strofa di apertura, e Boltendahl che canta dolcemente per poi intensificarsi, sicuramente una delle migliori ballad che ho sentito dalla band.
Insomma i Grave Digger non si fermano, migliorano il loro suono rispetto agli ultimi dischi sfornati, non rispolverano i fasti passati ma producono un buon disco in stile anni 80.

Tracklist:
1. Bone Collector
2. The Rich, the Poor, the Dying
3. Kingdom of Skulls
4. Thw Devil’s Serenade
5. Killing is My Pleasure
6. Mirror of Hate
7. Riders of Doom
8. Made of Madness
9. Graveyard Kings
10. Forever Evil and Buried Alive
11. Whispers of the Damned
Line Up:
Chris Boltendahl – Vocals
Tobias Kersting – Guitars
Jens Becker – Bass
Marcus Kniep – Drums