Dopo quattro album su Lizard Records, con cui si sono ritagliati credibilità negli ambienti del rock progressivo non di ordinanza, i Raven Sad si sono accasati con la Ams, una label tradizionalmente legata ad un’idea di prog rock più classico.
Tuttavia la band non ha regalato la propria identità e l’impatto generale resta di alto livello, perché le composizioni rifuggono i torrenti romantici di tanto prog ereditato dagli anni ’80 e cercano la giusta mediazione con l’identità dei dischi precedenti. In questo sentiero che fonde passaggi legati a certo ambient rock e melodie intense, suggestionate da una chitarra solista, il gruppo crea una propria dimensione sonora, che si ascolta con piacere, meno personale del passato, ma certamente bilanciata per il mondo del prog rock.
Tra “Andenes” romantica apertura e “Point Nemo (Nautilus Last Voyage)”, sorta di micro colonna sonora fantascientifica, trovo particolarmente stimolante “The Obsidian Mirror”, che inizia con una chitarra ritmica in primo piano, per poi svilupparsi su varie tonalità. Un discorso a parte merita il brano che intitola il disco, ventisette minuti divisi in sei episodi che, pur omaggiando il concetto di suite prog, vive di estasi momentanee, con intrecci eleganti, tra echi di Pink Floyd, Porcupine Tree e si è mi è concesso direi anche Anathema e Depeche Mode e persino tinteggiature jazz.
“Polar Human Circle” è un album bello, intenso ed affascinante, parzialmente slegato dal passato della band, ma che offre il punto di incontro tra prog classico ed una visione attuale.

RAVEN SAD:
Marco Geri: basso; Francesco Carnesecchi: batteria; Samuele Santanna: chitarra; Fabrizio Tinci: tastiere; Gabriele Marconcini: voce
- Artwork By – Gustav Willeit
- Cori: Morgana Bartolomei
- Disponibile in CD e in digitale