Se il rock non è ancora morto, ma in serio pericolo, gli unici che possono salvarlo sono sei mici dallo spazio e il loro spettacolare, emozionante, magico rock, portato in giro per la galassia sulla loro velocissima ed imprendibile navicella.
Su queste pagine i Cats In Space erano atterrati lo scorso luglio, in occasione dell’uscita del mastodontico live “Fire In The Night”, chiusura con fuochi d’artificio annessi della prima parte della carriera di una band di culto, almeno per chi ama l’hard rock melodico e le superstars degli anni anni 70′ e 80′.
Non sbagliano un colpo i gattoni venuti dallo spazio ad insegnare come si scrive e si suona rock, ispirato da gente come Elton John, Queen, Who, Toto, Yes e Supertramp, ancora una volta creatori di musica magica ed entusiasmante, cantori di un’era che è tutto fuorché passata o nostalgica e mai come in questi tempi ciò di cui abbiamo bisogno.
“Time Machine” è un album bellissimo e davvero di un altro pianeta, non fosse altro che è il numero sei di una discografia che non lascia scampo, impreziosita dai due capolavori usciti tra il 2019 e il 2020 (Day Trip To Narnia e Atlantis) e mantenuta a livelli altissimi prima con “Too Many Gods” del 2015, “Scarecrow” licenziato nel 2017 e dopo con “Kickstart The Sun”, uscito due anni fa e seguito da questa nuova raccolta di brani che ha dell’incredibile per il songwritng ancora una volta di livello assoluto.
Prendete un brano come “Occam’s Razor (Not The End Of The World), che è la perfetta sintesi di quello che vogliono dirci Damien Edwards e soci: cori che si rifanno ai Queen, forza rock’n’roll presa in prestito dagli Who e dal primo selvaggio Elton John, arrangiamenti che sanno di Supertramp e Yes (era “90125/Big Generator”), vi basta?
Se la risposta è no allora passate alla title track, alla cavalcata “Run For You Life” o al piccolo capolavoro “Yesterday’s Sensation” e allora i Cats In Space diventeranno anche per voi l’unica ancora di salvezza e poco importa se non si sa da che galassia arrivino.
