Avevamo lasciato il cuore tre anni fa nelle trame progressivamente estreme di uno degli esordi più belli degli ultimi dieci anni, quello dei danesi Iotunn che, con “Access All Words”, avevano scosso la scena metal mondiale e spostato gli equilibri, almeno per chi, per fortuna o per diletto, si era imbattuto in questi fenomeni del progressive melodic death metal.
Che poi diciamolo, le etichette per band di tali proporzioni ci stanno come i cavoli a merenda, troppe le ispirazioni, troppe le emozioni scaturite da una serie di composizioni che lasciarono (e lasciano ancora una volta) senza parole gli ascoltatori, travolti da un turbinio di atmosfere, gelide come gli inverni del nord, ma altrettanto calde come un focolare o un buon cibo, magari consumato in piccoli rifugi dislocati in antiche e magiche foreste imbiancate.
La differenza con qualsiasi altro combo dedito al genere non risiede solo nella qualità stellare delle composizioni o nella tecnica sopraffina dei musicisti; Jón Aldará è il fenomeno dietro al microfono, splendido cantore doom negli altrettanto straordinari Hamferð, ma qui a mio parere nella sua comfort zone in cui può veramente esprimere tutte le sue qualità canore.
“Kinship” nel suo genere è un capolavoro, un album di una bellezza ed emotività devastanti, pregno di furia estrema, malinconica poesia nordica e talentuose virtù progressive, che ne fanno un’opera nel vero senso del termine.
E credetemi, bastano i quattordici minuti dell’opener “Kinship Elegiac” o il singolo “I Feel The Night” per perdersi in questa terra di mezzo creata dagli Iotunn e non tornare più indietro, grazie alle sapienti sfuriate metalliche che si trasformano in rituali acustici delle due chitarre (Jesper Gras e Jens Nicolai Gras), o della lezione che Eskil Rask (Basso) e Biorn Wind Andersen (batteria), danno a tre quarti di sezioni ritmiche alla voce metal estremo.
Potremmo stare su questa pagina a scrivere per giorni di questo album benedetto dagli dei. Fatelo vostro, vogliatevi bene!
