Gli italiani Danger Zone non hanno bisogno di visibilità forzata, quando pubblicano un nuovo album, è frutto di reale ispirazione, di necessità di far ascoltare al pubblico nuovi brani che considerano all’altezza della loro storia.
Quindi non deve sorprendere se anche questo sesto album (il terzo per la tedesca Pride & Joy Music), che arriva a cinque anni di distanza da “Don’t Count On Heroes”, è di qualità eccellente, Il sestetto bolognese è da tempo una macchina rodata di grande hard rock melodico di stampo europeo.
Undici nuovi pezzi coinvolgenti, con riff cromati, cori potenti e melodici, con la voce di Giacomo “Giga” Gigantelli che si espone con coraggio, trovando sempre soluzioni vincenti (ed avvincenti), poggiandosi su linee strumentali importanti, dove le tastiere svolgono un ruolo fondamentale, sia nel ritagliarsi qualche spazio solista, ma soprattutto nel disegnare ricami che si incastrano con le chitarre di Danilo Faggiolino e Rooberto Priori. Ed è proprio la produzione brillante di Priori uno degli elementi che aggiunge valore all’album che si apre con la trascinante “I Like It”, a cui segue il ritmo incalzante di “Evil”. L’inizio per tastiere di “Tell Me Truth” ci porta alla mente i Journey anche se poi si sviluppa come un pezzo di FM rock cazzuto. “I Don’t Care”, con quel riff sulle note basse alla King’s X, che poi si proietta su un coro che si canta a pieni polmoni, è uno dei miei brani preferiti. “Too Late” è un tempo medio che spezza piacevolmente il ritmo, che riprende subito con “Run (From The Madness)”, e “I’ll Make It Right” e “Hurt” sorrette da melodie metal pop che rimandano alla mente i magnifici anni ’80 e su cui Giga ricama una linea vocale bellissima.
Piace l’incedere fiero di “Faithless Ways”, dove la sezione rimtica di Paolo Palmieri (batteria) e Matteo Minghetti (basso), disegna un battito mammoth che ci porta al riff potente di “Straight Down The Line”, spezzato da rigogliosi interventi di tastiere, base per un altro ritornello indovinato, che diventa un’altra vetrina per l’ugola prestante di Gigantelli.
Si chiude così un’altra gemma dei Danger Zone che, pur subendo le influenze di Fair Warning, H.E.A.T. e Talisman, per darvi dei riferimenti, sono essi stesso da anni un punto di riferimento per le nuove generazioni. Quindi, se amate queste sonorità, “Shut Up” è un disco che regala splendide vibrazioni e che non deve mancare nella vostra discografia.
