Più che una recensione queste mie due righe sono un tributo ad una delle band più importanti e seminali della lunga storia del rock, uno di quei fenomeni che nascono una volta ogni venti, trent’anni e che con un live e due album hanno fatto appunto storia, a tratti trasformatasi in leggenda.
Diciamolo subito, l’album merita: “Heavy Lifting” è un buon disco rock (ascoltatevi “Boys Who Play With Matches” per gradire), in cui non solo gli originali membri del gruppo, ma anche i numerosi ospiti, hanno dato il loro importante contributo, soprattutto per la chiusura del cerchio dopo la morte del leggendario Wayne Kramer.
Inutile persino spiegare l’importanza di quelle due serate al Ballroom di Detroit il 30 e 31 Ottobre del 1969, registrate e lasciate ai posteri come “Kick Out The Jam”; chi si fermerà a leggere quest’articolo saprà sicuramente tutto di quei pochi anni e di quel disco in cui gli MC5 fecero la storia.
Ora, più di mezzo secolo dopo, un nuovo album arriva nei negozi, ultimo testamento musicale di Kramer, morto a febbraio di cancro e tre mesi dopo raggiunto dal batterista Dennis Thompson, presente in questo album su due brani.
Prodotto da Bob Ezrin, “Heavy Lifting” ha già nella formazione ufficiale nomi di spessore come Kim Thayil dei Soundgarden, Brendan Canty dei Fugazi e Marcus Durant dei Zen Gorilla, affiancati da gentaglia come Slash, Tom Morello, William Duvall, Vernon Reid tra gli altri.
L’album è stato pensato e scritto nel corso degli anni e i brani vanno dall’inizio heavy rock della title track e della seguente “Barbarians At The Gate” al funky allegrotto ed innocuo della conclusiva “Hit It Hard”; nel mezzo buone canzoni rock in cui ovviamente manca lo spirito ribelle che aveva animato i tempi del leggendario live, di “Back In The USA” e “High Time”.
“Heavy Lifting” va dunque preso come questo articolo, ovvero un tributo ad una leggenda. Rock On!
