L’heavy rock moderno, dalle varianti che passano dal metal all’alternative, dalla tradizione hard rock al groove moderno e ancora d’attualità (soprattutto negli States), ha nei Crobot uno dei suoi massimi esponenti , almeno nella scena underground.

Il quartetto arriva dalla Pennsylvania, ha all’attivo quattro bombe metal/rock che trovano nello spettacolare “Motherbrain”, licenziato dal gruppo nel 2018, il picco creativo che lo ha portato in quell’anno all’attenzione dei magazine specializzati, per poi continuare a devastare padiglioni auricolari con il precedente “Feel This” uscito due anni fa.

Oggi è tempo di “Obsidian” un album oscuro, pesante come un macigno ma melodico, cantato e suonato a meraviglia e pregno di quel groove che ne alza irrimediabilmente i watt, senza però inficiare un attitudine rock che personalizza il sound.

Ancora una volta applausi alla prova di Brandon Yeagley al microfono, un vero animale non solo da palco, cantante in grado di fare la differenza grazie all’aiuto, determinante di Chris Bishop alla chitarra e alla sezione ritmica formata da Dan Ryan alle pelli e Pat Seals al basso.

Il nuovo album, grazie ad una serie di brani possenti e melodici, con in testa “Come Down” e il piccolo capolavoro a titolo “From The Ground”, l’inno “Metal” e l’oscuro e cattivo heavy/blues dal titolo “The Flood”, conferma i Crobot come band assolutamente da non perdere se siete amanti dei suoni metal rock che vanno dai primi anni novanta ai giorni nostri.

Immaginate una lunga jam con Soundgarden, My Sister’s Machine, Wolfmother, Black Sabbath e Black Label Society ed avrete una minima idea di quello che vi aspetta all’ascolto di “Obsidian”. Da avere.