La domanda è sempre la stessa: ha senso continuare la storia di una band quando la formazione è completamente stravolta? La mia personale risposta è assolutamente affermativa, soprattutto quando la qualità artistica è quella di un album bello, emozionante e in linea con la storia e il peso del nome, come “Indigo”. Gli Asia, lo sappiamo, hanno attraversato cento periodi, frastagliati intorno di musica diversa, ma non hanno mai perso la loro identità. Oggi la line up è nelle mani del tastierista Geoff Downes, che da un paio di anni si accompagna con Virgil Donati alla batteria, John Mitchell (Arena, Kino, Frost*…) alla chitarra e il giovane – è nato nel 1995!! – Harry Whitley basso e canto. Dopo aver creato l’armonia e l’intesa con una trentina di concerti, la band si è messa all’opera per un nuovo album di studio, che mancava dal 2014, mettendosi al lavoro su idee da tempo ferme e nuove intuizioni. Il risultato è questo “Indigo” che, credetemi, ha l’anima dei migliori Asia, i sedici pezzi ci abbracciano con tutto il tepore della storia di questo grande gruppo, tra melodie, incastri armonici duttili, ma complessi e in generale con un gusto che pochi possono permettersi. Ci sono tracce più radiofoniche, come è nel classico stile come “The Traveller (Into The Light)”, “Change Of Heart”, “Arcadia”, “Life In The Sun” comunque sempre intrecciate con elaborati passaggi strumentali e non manca una suite divisa in tre frammenti “Tattoo Indigo” dove emerge l’anima progressiva di Downes. E Harry Whitley? Bravissimo, niente di meno, una voce sicura con una timbrica impastata e melodica che mescola tutti i suoi predecessori senza copiarne nessuno e al basso si dimostra assolutamente all’altezza. Su Donati e Mitchell non spendo parole perché parla la loro storia, musicisti eccellenti al servizio di una musica che conoscono e amano. Chiudo citando due gemme: nella stupenda ballata “Chesapeake Bay” ascoltiamo la meravigliosa chitarra di Steve Howe, mentre la chiusura è affidata ad una versione alternativa di “Tattoo Indigo (Part 3)” con Mike Portnoy alla batteria. “Indigo” è un disco all’altezza della storia degli Asia, come da tradizione radiofonico e allo stesso tempo progressivo, con alcune eccellenti intuizioni.