Che Walter Trout si possa considerare un miracolato, soprattutto per il trapianto di fegato a cui si è sottoposto nel 2014 dopo una vita di abusi, è un fatto.
Ripresosi in maniera definitiva, la sua nuova giovinezza musicale che dopo l’operazione lo ha riportato ai fasti del passato continua con un nuovo album, pubblicato per Provogue Records che lo vede alle prese con un rock blues energico e sanguigno come tradizione per il chitarrista statunitense.
Almeno due album bellissimi come “Ordinary Madness”, uscito nel 2020, e il precedente “Broken” dello scorso anno, più un’altra manciata di lavori, sono il curriculum del Walter Trout post intervento, musicista dalla carriera lunghissima, iniziata addirittura negli anni sessanta e proseguita come turnista per leggende come John Lee Hooker, Big Mama Thornton, Joe Tex, tra gli altri, prima che gli anni ottanta lo vedano al servizio di Canned Heat e in seguito i Bluesbakers di John Mayall.

Dal 1989 inizia il suo percorso solista che lo ha visto pubblicare più di una ventina di album.
Settanta primavere e non sentirle, ora più che mai, dopo aver ritrovato ormai da qualche anno nuova verve, che lo ha aiutato nel pubblicare questa nuova serie di lavori.
“Sign Of The Times” conferma quindi quanto ancora ha da dare alla scena blues il chitarrista americano, rocker sanguigno ed emozionale anche in questa nuova raccolta di brani.
Fin dalla potente title track, Trout ci ricorda quanto sia maestro nel saper coniugare blues e rock duro, maestro per tante hard rock band con velleità blues, così come sottile cantore di ballad come l’acustica “Mona Lisa Smile”.
Il blues strascicato e paludoso di “Too Bad” e quello elegante di “Blood On My Pillow” sono le due facce dello stesso padre, quello saggio, rugoso ed immortale di tutti i generi.
Altro album da non perdere assolutamente se siete amanti del genere, anche se lavori come “Sign Of The Times” sono consigliati a tutti gli amanti della buona musica.
