Come già scritto in precedenza, in occasione delle ultime uscite targate “Led Zeppelin”, da qualche anno si è appunto tornati a scrivere del dirigibile più famoso della storia del rock e il merito (anche se sono abbastanza certo che King Robert storcerebbe il naso alla mia affermazione) è sicuramente del grande lavoro fatto ultimamente da Plant, sia in sede live che in studio.
Tra Alison Krauss, Band Of Joy e da un paio d’anni Saving Grace, il cantante britannico non si è fermato un attimo in una sorta di seconda giovinezza che garantisce grande musica a chi lo segue.
I generi toccati in questi anni con tali progetti sono lontani anni luce dall’hard rock dei Led Zeppelin e dei suoi anni da solista (specialmente i due decenni ‘80/’90), Plant oggi è un artista quasi ottantenne tornato alle sue passioni giovanili e al mondo del blues, del folk e di tutte quelle forme musicali più consone alla sua nuova vita artistica.

“Saving Grace” prende nome dal gruppo con cui Plant ha collaborato in questi anni, proponendo spettacoli live di un’emozionalità unica, grazie alla presenza femminile al suo fianco, la bravissima cantante, bassista e fisarmonicista Suzi Dian.
Blues, rock, folk e musica americana, un connubio o se vogliamo una ricerca che ha portato, dopo l’entusiasmante esperienza live, a questo album di cover di brani tradizionali interpretati con una passione encomiabile.
Ad accompagnare il vecchio leone e la sua ultima musa troviamo il resto dei Saving Grace, band che dà nome al lavoro: Oli Jefferson alla batteria, Tony Kelsey alla chitarra, Matt Worley al banjo e agli archi e Barney Morse-Brown al violoncello.
Chi ha avuto il piacere e la fortuna di vederli dal vivo sa già di cosa si tratta, mentre chi si è perso lo spettacolo nell’album troverà di che allietarsi con armonie provenienti da epoche lontane, quadri scarni ed essenziali ma perfetti nel loro trasferire emozioni e colori antichi, soprattutto nei tradizionali come “As I Roved Out” o “Gospel Plough”.
Le cover di “Ticket Taker” dei The Low Anthem e “I’ts The Beautiful Day Today” dei Moby Grape, sono seconde solo alla bellissima “Everybody’s Song” dei The Low, picco più alto di questa montagna di musica dove regna solitario un mitico bisonte, imperdibile.
